Quando un CubeSat incontra un asteroide

Giovanni Garofalo • 20 gennaio 2026

La missione Hera dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) è un progetto di difesa planetaria che andrà ad esplorare in dettaglio un sistema di asteroidi binari, composto da un asteroide principale (65803 Didymos) e da un suo piccolo satellite naturale (Deimos). La particolarità di Hera è che non è un solo veicolo spaziale: al suo interno ospita due CubeSat, piccoli satelliti che saranno rilasciati e faranno esperimenti ravvicinati sulla superficie degli asteroidi (previsto per fine 2026).

Studierà gli effetti dell'impatto della sonda statunitense DART contro il satellite Dimorphos avvenuto il 26 settembre 2022: misurerà la variazione dell'orbita causata dall'impatto e le dimensioni del cratere e della nuvola di detriti che si sono creati.



CubeSat: mini-sonde per un grande obiettivo

I CubeSat sono nanosatelliti costruiti con moduli standardizzati di 10×10×10cm. Per la missione Hera sono stati scelti due CubeSat con ruoli differenti:

·        Juventas (Danimarca), CubeSat in grado di effettuare una mappatura dei due asteroidi;

·        APEX/Milani (Italia), progettato per analizzare la composizione minerale della superficie.

Queste piccole sonde voleranno molto più vicino agli asteroidi rispetto alla navicella madre e, se tutto va bene, si poseranno sulla superficie. I loro dati completeranno quelli raccolti dal veicolo principale e aiuteranno a comprendere meglio la natura di questi piccoli corpi celesti al termine della missione.



Proteggere il cielo, effetti del rumore

Un team francese dell’ISAE-SUPAERO (Francia) ha condotto esperimenti a Terra per capire cosa potrebbe accadere quando i CubeSat toccano la superficie in condizioni di microgravità, tipiche di un asteroide di piccole dimensioni. Per farlo, hanno usato una torre di caduta modificata, che permette di simulare gravità di una piccola frazione di quella terrestre. Questi test aiutano a capire come materiali diversi (dalla sabbia alle pietre) reagiscono all’impatto, e come l’orientamento della sonda può influenzare la dinamica dell’atterraggio che, in un ambiente così leggero, è molto più simile a un “aggancio” che a una normale discesa.



Microgravità: un ambiente molto particolare

Gli asteroidi di piccole dimensioni hanno una gravità così debole che anche un piccolo impulso può far rimbalzare o allontanare un veicolo spaziale. Ad esempio, se un CubeSat si trova a appena 200 metri di distanza, potrebbe impiegarci oltre un’ora per raggiungere la superficie e potrebbe “rimbalzare” più volte prima di fermarsi. Questo rende l’atterraggio molto difficile da gestire e richiede una progettazione accurata di sensori e strumenti, oltre a modelli fisici precisi basati su questi test di laboratorio.



Cosa ci insegna Hera

I dati che Hera e i suoi CubeSat raccoglieranno non serviranno solo a caratterizzare l’asteroide bersaglio, ma saranno anche utili per capire meglio come interagiscono gli oggetti spaziali con corpi di piccole dimensioni in condizioni reali. Questo è fondamentale per lo studio dei piccoli corpi e per le future strategie di difesa planetaria, come quella testata in precedenza dalla missione NASA DART.



Conclusioni

Studiare da vicino un asteroide e comprendere la composizione del suolo, le caratteristiche interne e la dinamica di un impatto o di un atterraggio su superfici extra-terrestri (in condizioni di microgravità) è un passo cruciale per:

-  Migliorare le tecniche di deviazione di asteroidi potenzialmente pericolosi;

-    Preparare future missioni di esplorazione robotica o umana;

-         Espandere le nostre conoscenze su come si sono formati e si sono evoluti i piccoli corpi del Sistema Solare.


Condividi

Autore: Giovanni Garofalo 6 marzo 2026
Quando pensiamo a un asteroide immaginiamo spesso un grande “sasso” compatto che vaga nello spazio. In realtà, il loro interno può essere molto diverso. È importante capire quale può essere la sua composizione ed è fondamentale analizzane il più possibile per poter ricostruire la storia del Sistema Solare e prevedere, per un futuro prossimo, come questi corpi reagiscono agli impatti.
Autore: Liliana Balotti 26 febbraio 2026
La missione Artemis II della NASA, che sarebbe dovuta decollare all’inizio di marzo 2026 per riportare astronauti a volare intorno alla Luna per la prima volta da oltre cinquant’anni, non partirà entro quella data e vede ora la sua prima possibile finestra di lancio slittata al mese di Aprile .
Autore: AstroBenny (Benedetta Facini) 24 febbraio 2026
Blue Origin effettuerà il terzo lancio del razzo New Glenn entro fine febbraio. La missione New Glenn-3 (NG-3) vedrà il primo riutilizzo di un booster del New Glenn, chiamato “ Never Tell Me The Odds ”, e il dispiegamento del primo satellite BlueBird Block 2 di nuova generazione di AST SpaceMobile.
Autore: Lorenzo Esposito 20 febbraio 2026
Quando si parla di missioni spaziali, l’immaginario comune è fatto di lanci perfetti, manovre calcolate al millimetro e sonde che, dopo viaggi lunghissimi, raggiungono il loro obiettivo. In realtà, l’esplorazione spaziale è un’attività estremamente complessa, in cui l’errore è una possibilità concreta , anche quando tutto sembra essere stato pianificato nei minimi dettagli. Lo spazio non è un laboratorio controllato: è un ambiente ostile, distante e quasi impossibile da correggere una volta commesso un errore. Proprio per questo, alcuni dei più importanti progressi dell’ingegneria spaziale sono nati da missioni fallite , analizzate con rigore e trasparenza. Fallire nello spazio: una possibilità reale Ogni missione spaziale combina hardware, software, modelli matematici e decisioni umane. Anche un singolo errore può compromettere anni di lavoro e investimenti enormi. A differenza di altri settori tecnologici, nello spazio la possibilità di intervenire direttamente è remota . Sebbene esistano casi nella storia di manutenzione in orbita, ad oggi, queste richiedono spesso una missione specifica, altissimi costi e soluzioni ingegneristiche molto complesse. Anche sul lato software, sebbene aggiornamenti e modifiche siano possibili, spesso questi comportano giorni di inoperatività del satellite. Per questo motivo, gli errori non vengono considerati solo come insuccessi, ma come occasioni di apprendimento fondamentali: le così dette lessons learned .
Autore: Daniela Giannoccaro 18 febbraio 2026
“Non sono portato per la matematica.” Quante volte questa frase viene pronunciata da studenti — e, prima ancora, dagli adulti? L’idea che la matematica sia una disciplina per pochi, riservata ai talenti naturali, è profondamente radicata nella nostra cultura. E spesso il primo luogo in cui questa convinzione si consolida è la famiglia. Frasi come “Anch’io ero negato” o “Noi non siamo portati per i numeri” sembrano innocue, ma trasmettono un messaggio potente: la competenza matematica sarebbe un dono innato, non una capacità da costruire.
Autore: Elisa Goffo 12 febbraio 2026
La corona solar e è la parte più esterna dell'atmosfera del Sole ed è anche una delle regioni più affascinanti e misteriose della nostra stella. Infatti la corona presenta condizioni fisiche estreme che ancora oggi non sono completamente comprese.
Autore: AstroBenny (Benedetta Facini) 10 febbraio 2026
Il 12 febbraio 2026 Arianespace lancerà in orbita un gruppo di satelliti della costellazione Amazon LEO utilizzando il nuovo lanciatore Europeo Ariane 6. La missione, identificata come Amazon LE-01 (Leo Europe 01) / VA267 , porterà in orbita bassa terrestre 32 satelliti destinati alla rete globale di comunicazioni di Amazon. Il decollo avverrà dallo Spazioporto Europeo di Kourou, nella Guyana Francese. Verrà utilizzata la versione Ariane 64 del lanciatore, progettata per missioni ad alta capacità come questa grazie ai quattro booster laterali.
Autore: Lucia Pigliaru 3 febbraio 2026
La missione εpsilon rappresenta un importante traguardo per l’Europa nello spazio. Non è semplicemente un volo verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), ma il simbolo di come ogni contributo, possa avere un grande impatto in un progetto globale come l’esplorazione spaziale.
Autore: Lucia Pigliaru 30 gennaio 2026
La scienza europea fa un passo avanti significativo nel campo dell’astronomia gravitazionale. Sardegna e Sassonia hanno recentemente firmato una dichiarazione di intenti per rafforzare la cooperazione scientifica sul progetto Einstein Telescope (ET), il futuro osservatorio avanzato per lo studio delle onde gravitazionali. La cerimonia si è svolta il 12 gennaio 2026 a Roma alla sede del Ministero dell’Università e della Ricerca, alla presenza di istituzioni italiane e tedesche e dei vertici degli enti di ricerca coinvolti.
Autore: AstroBenny (Benedetta Facini) 27 gennaio 2026
La missione Artemis II rappresenta il ritorno dell’umanità verso la Luna e sarà la prima missione con equipaggio del programma Artemis della NASA. Dopo il successo di Artemis I, missione senza equipaggio che ha testato il razzo Space Launch System (SLS) e la capsula Orion, Artemis II porterà per la prima volta degli astronauti a viaggiare oltre l’orbita terrestre dai tempi delle missioni Apollo.
Show More