Due regioni, un grande sguardo sull’universo: Sardegna e Sassonia insieme per l’Einstein Telescope

Lucia Pigliaru • 30 gennaio 2026
La scienza europea fa un passo avanti significativo nel campo dell’astronomia gravitazionale. Sardegna e Sassonia hanno recentemente firmato una dichiarazione di intenti per rafforzare la cooperazione scientifica sul progetto Einstein Telescope (ET), il futuro osservatorio avanzato per lo studio delle onde gravitazionali. 
La cerimonia si è svolta il 12 gennaio 2026 a Roma alla sede del Ministero dell’Università e della Ricerca, alla presenza di istituzioni italiane e tedesche e dei vertici degli enti di ricerca coinvolti. 


Questo accordo rappresenta non solo un gesto simbolico, ma l’inizio di una collaborazione strutturata su scala europea tra due territori entrambi candidati a ospitare l’osservatorio.

 

Cos’è l’Einstein Telescope

L’Einstein Telescope (ET) è uno dei progetti scientifici più ambiziosi d’Europa: un osservatorio sotterraneo di nuova generazione, progettato per “sentire” le onde gravitazionali con una sensibilità molto superiore a quella degli strumenti oggi in funzione.



L’ET è un’infrastruttura scientifica di terza generazione concepita per osservare le onde gravitazionali, ovvero increspature dello spazio-tempo generate da eventi cosmici estremi come la fusione di buchi neri e stelle di neutroni. Questi segnali sono difficilissimi da cogliere, ma contengono informazioni uniche sulla natura dell’universo e sulla fisica fondamentale.



Rispetto agli attuali osservatori come LIGO (negli Stati Uniti) e Virgo, (in Italia)  l’ET sarà molto più sensibile e permetterà di registrare onde gravitazionali da eventi più lontani e più deboli. 



La differenza principale sta nella sensibilità: LIGO e Virgo, rivelatori di seconda generazione, riescono a captare solo gli eventi cosmici più intensi e relativamente vicini. L’Einstein Telescope, progettato come rivelatore di terza generazione, sarà in grado di rilevare segnali molto più deboli e lontani, osservando l’universo in epoche molto più antiche.

Cambia anche l’ambiente di osservazione. LIGO e Virgo sono costruiti in superficie e risentono inevitabilmente di vibrazioni ambientali. L’Einstein Telescope sarà invece realizzato sottoterra, in un contesto molto più silenzioso, che permetterà misure più precise.

Infine, la struttura: LIGO e Virgo hanno una forma a “L”, mentre l’Einstein Telescope avrà una configurazione più complessa e avanzata, pensata per migliorare la qualità dei dati e la localizzazione delle sorgenti cosmiche.

In breve, LIGO e Virgo hanno aperto la strada, mentre l’Einstein Telescope permetterà di percorrerla fino in fondo, offrendo una visione molto più profonda e continua dell’universo.

 

Obiettivi scientifici principali

L’Einstein Telescope avrà obiettivi scientifici straordinari:

  • Studiare l’universo oscuro: contribuire alla comprensione della materia oscura e dell’energia oscura, che insieme costituiscono oltre il 95% dell’universo, ma di cui sappiamo ancora molto poco.
  • Esplorare la storia del cosmo: osservare eventi che risalgono a quando l’universo era ancora molto giovane, fino all’epoca oscura poco dopo il Big Bang.

Testare la fisica fondamentale: verificare la teoria della relatività in condizioni estreme e cercare nuovi fenomeni fisici.



Un accordo che va oltre la competizione territoriale

La Sardegna propone di ospitare l’infrastruttura nell’area di Sos Enattos, nel Nuorese, un sito con caratteristiche geologiche ideali e livelli sismici estremamente bassi, fondamentali per misurazioni precise. 



La Sassonia, invece, propone un sito in Lusazia (Germania orientale).


Invece di gareggiare singolarmente, le due regioni hanno deciso di collaborare per sostenere una proposta congiunta che possa valorizzare le potenzialità di entrambi i territori, condividendo know-how, dati scientifici e risorse.

Un elemento centrale dell’accordo è il sostegno alla configurazione a “doppia L”: in questa soluzione, l’osservatorio consisterebbe in due interferometri gemelli e interconnessi, ciascuno con bracci lunghi circa 15 chilometri, ubicati nei due siti distanti. Questa configurazione è considerata particolarmente efficace dal punto di vista scientifico, tecnico e di mitigazione dei rischi.

 

Cooperazione scientifica reale e consolidata

La collaborazione tra Italia e Sassonia non nasce ieri: già a fine 2024 l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e il Deutsche Zentrum für Astrophysik (DZA) avevano firmato una lettera di intenti per attività congiunte nel contesto dell’ET, compresi studi preliminari e sviluppo tecnologico.

Nel 2025 è proseguito il lavoro scientifico: team di ricercatori italiani e tedeschi hanno installato strumenti avanzati per misurare il rumore elettromagnetico in prossimità del sito tedesco candidato, rafforzando lo scambio tecnico e metodologico tra i due gruppi.

Con l’accordo politico di gennaio 2026 questa collaborazione è ora elevata a livello istituzionale, con coinvolgimento diretto di università, centri di ricerca e programmi di formazione.

 

Perché l’Einstein Telescope è importante anche sulla Terra

La costruzione dell’Einstein Telescope rappresenta una grande opportunità per la scienza europea e per i territori che potrebbero ospitarlo. Non si tratta solo di un nuovo osservatorio, ma di un investimento a lungo termine nella conoscenza, nella tecnologia e nello sviluppo.

Oltre all’indiscussa rilevanza scientifica, ET è anche un grande progetto economico e tecnologico. La realizzazione dell’osservatorio richiederà un investimento complessivo di circa 2 miliardi di euro e garantirà attività scientifiche per almeno 50 anni, con costi di gestione stimati in circa 40 milioni di euro all’anno. Secondo le analisi disponibili, l’impatto economico complessivo potrebbe superare i 4 miliardi di euro, grazie a ricadute su industria, servizi, occupazione e innovazione.

Le tecnologie sviluppate per l’Einstein Telescope — laser ultra-precisi, sensori avanzati, sistemi di analisi dei dati — potranno trovare applicazioni anche al di fuori dell’astronomia, in settori come la medicina, l’ingegneria e l’informatica. Allo stesso tempo, il progetto attirerà ricercatori, studenti e competenze da tutto il mondo, rafforzando la formazione scientifica e il capitale umano.

In sintesi, l’Einstein Telescope guarda all’universo, ma produce benefici concreti sulla Terra: nuova conoscenza, innovazione tecnologica, sviluppo economico e cooperazione europea. È una scommessa sul futuro, capace di lasciare un’eredità scientifica e culturale che durerà per generazioni.


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