Proba-3: l’eclissi solare artificiale dell’ESA che colma un vuoto nell’osservazione del Sole

Tiziana Cardone • 9 gennaio 2026

Introduzione

Chi ha avuto la fortuna di assistere a un’eclissi solare totale conosce lo spettacolo unico della corona solare, quell’alone luminoso che circonda il disco del Sole e diventa visibile solo quando la Luna blocca completamente la luce solare diretta. Si tratta dell’atmosfera esterna del Sole, estremamente tenue eppure più calda della superficie solare, il cui studio è fondamentale per comprendere l’attività della nostra stella. Tuttavia, al di fuori delle brevi e rare eclissi totali visibili da Terra, osservare la corona in continuità era finora impossibile: le sonde spaziali potevano inquadrare bene solo il disco solare e le regioni più esterne della corona, lasciando un “vuoto” di osservazione proprio nelle regioni interne di questa atmosfera solare. La nuova missione Proba-3 dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) nasce proprio per colmare questo vuoto, grazie a una soluzione tecnologica audace: creare eclissi solari artificiali nello spazio. In questo articolo esploreremo come Proba-3 realizza questo obiettivo, quali tecnologie innovative impiega (dal volo in formazione al cosiddetto “occultatore volante”) e quali scoperte scientifiche potrebbe regalarci riguardo al Sole.


Un vuoto nell’osservazione solare colmato da Proba-3

Per decenni gli scienziati hanno cercato di osservare la corona solare interna – la parte dell’atmosfera del Sole più vicina alla superficie – ma con strumenti tradizionali non era semplice. Da un lato, telescopi ed osservatori solari spaziali possono osservare bene solo il disco brillante del Sole e la corona più esterna; dall’altro, la corona interna è così fioca rispetto al bagliore del Sole che risulta visibile dalla Terra solo nei brevi istanti di totalità di un’eclissi naturale. Ciò ha lasciato un importante gap osservativo: le regioni della corona comprese tra il bordo del disco solare e le zone già coperte dai coronografi tradizionali sono rimaste poco esplorate, con osservazioni sporadiche e inconsistenti. Proba-3 è stata progettata per riempire proprio questo vuoto, offrendo agli scienziati la possibilità di studiare continuativamente la corona interna in condizioni simili a un’eclissi totale, ma su base regolare.


L’interesse per questa regione “nascosta” del Sole è enorme. È infatti nella corona interna che il vento solare inizia ad accelerare – quel flusso di particelle cariche emesse dal Sole che investe l’intero Sistema Solare – e dove prendono forma la maggior parte delle espulsioni di massa coronale (in inglese Coronal Mass Ejections, CME). I CME sono gigantesche bolle di plasma magnetizzato scagliate nello spazio dal Sole, talvolta in grado di raggiungere la Terra e disturbare i satelliti, le reti elettriche e le comunicazioni. Studiando da vicino l’origine e l’evoluzione di questi fenomeni, gli scienziati sperano di capire meglio come si innescano le CME e come il vento solare viene accelerato, migliorando anche la nostra capacità di previsione del meteo spaziale. Proba-3, con le sue osservazioni dettagliate, fornirà dati preziosi per avanzare questa comprensione. Damien Galano, responsabile del progetto Proba-3, ha sottolineato che grazie ai sofisticati sistemi di posizionamento a bordo i due satelliti sono in grado di creare un’eclissi artificiale in orbita, e la missione sta mantenendo la promessa di colmare il gap osservativo che finora limitava lo studio della corona solare.

Due satelliti in formazione per un’eclissi a comando


I due satelliti della missione Proba-3 volano in stretta formazione a circa 144 metri di distanza l’uno dall’altro, perfettamente allineati con il Sole. Uno dei due – chiamato Occultatore – è dotato di un ampio disco di circa 1,4 metri di diametro che funge da “parasole” artificiale, bloccando il bagliore accecante del disco solare, mentre l’altro – il Coronografo – si trova poco dietro, immerso nell’ombra proiettata dal primo. In questo modo, insieme i due satelliti costituiscono un unico strumento gigante: un coronografo esterno nello spazio, in cui l’occultatore volante (il satellite con il disco) fa le veci della Luna durante un’eclissi. Questa configurazione innovativa permette di ottenere “eclissi totali a comando”, creando una zona di buio artificiale in cui gli strumenti a bordo del satellite Coronografo possono finalmente osservare la corona solare interna con continuità e in dettaglio. Si tratta di un risultato tecnologico senza precedenti: Proba-3 è la prima missione al mondo a volo in formazione di precisione, con due veicoli che mantengono autonomamente la posizione reciproca con precisione millimetrica.


Il “volo in formazione” di Proba-3 è un capolavoro di ingegneria. Dopo il lancio con un razzo PSLV avvenuto il 5 dicembre 2024, i due satelliti sono entrati in un’orbita fortemente ellittica intorno alla Terra (perigeo a circa 600 km e apogeo oltre i 60.000 km). Sei settimane dopo il lancio i due veicoli si sono separati e, a partire da marzo 2025, hanno eseguito i primi ricongiungimenti e manovre autonome di formazione in orbita. Durante ogni orbita (che dura circa 19 ore e 40 minuti), i satelliti si riavvicinano e allineano con cura solo in prossimità dell’apogeo – dove si trovano in condizioni di microgravità e possono mantenere l’assetto con un minimo consumo di carburante – per poi disporsi a circa 144 m di distanza e restare “incatenati” in formazione per circa 6 ore. È in questa finestra di tempo che il Coronografo viene tenuto costantemente nell’ombra dell’Occultatore, dando luogo a un’eclissi artificiale duratura. Terminato l’apogeo e le relative osservazioni, la formazione viene sciolta e i satelliti manovrano per allontanarsi a distanza di sicurezza durante il successivo passaggio al perigeo, per poi ripetere il ciclo ad ogni orbita successiva.


Realizzare e mantenere una tale formazione è estremamente complesso: Proba-3 dispone di sensori di posizione e orientamento avanzati, inclusi sistemi ottici laser e a videocamere che permettono a ciascun satellite di “vedere” l’altro e misurare ogni scostamento, oltre a sensori d’ombra che rilevano l’allineamento preciso del cono d’ombra del disco occultante sul telescopio. Un software di controllo di volo dedicato elabora continuamente questi dati per attivare minuscoli propulsori e correggere la posizione di entrambi i satelliti, mantenendo l’allineamento entro pochi millimetri. Questa straordinaria capacità è stata dimostrata già nei primi mesi di missione: nell’aprile 2025 Proba-3 è riuscita per la prima volta a mantenere due satelliti in orbita allineati con precisione sub-millimetrica per diverse ore senza intervento da Terra, gettando le basi per le osservazioni scientifiche previste

Osservazioni senza precedenti e prospettive scientifiche

Con la formazione in volo stabilizzata, Proba-3 ha iniziato a svolgere il suo compito principale: osservare la corona solare interna in modo sistematico. In meno di un anno di operazioni, questo innovativo duo orbitante ha già realizzato oltre 50 eclissi solari artificiali nello spazio, producendo una mole di dati mai ottenuta prima. Basti pensare che nei suoi primi mesi la missione ha totalizzato circa 250 ore di osservazione diretta della corona – equivalenti, per quantità di dati raccolti, a quelle che si otterrebbero sommando ben 6000 spedizioni a caccia di eclissi totali sulla Terra! Grazie a queste osservazioni prolungate, gli scienziati possono finalmente seguire in tempo reale e con continuità l’evoluzione di eventi solari cruciali. Ad esempio, Proba-3 ha già catturato sequenze dettagliate di espulsioni di massa coronale che si formano sulla superficie del Sole e si propagano verso l’esterno attraverso la corona. In un filmato combinato diffuso dall’ESA, si può vedere una CME partire dal bordo del disco solare (ripreso da un telescopio ultravioletti su Proba-2), attraversare la regione di corona interna verde visibile grazie a Proba-3, e infine espandersi nella corona esterna ripresa dal coronografo LASCO a bordo della sonda SOHO.


Per la prima volta si osserva con continuità un fenomeno del genere attraverso tutte le fasi, senza interruzioni: un risultato che il Principal Investigator di Proba-3, Andrei Zhukov, ha definito “incredibile” per la ricchezza di dettagli ottenuti.

Le immagini e i dati di Proba-3 permetteranno alla comunità scientifica di analizzare la corona solare come mai prima d’ora. Oltre a chiarire i meccanismi di accelerazione del vento solare e di innesco delle CME, la missione fornirà informazioni su molte altre questioni aperte: ad esempio, aiuterà a misurare le variazioni nella luminosità della corona in diverse bande spettrali e a determinare con più precisione l’energia trasportata dai brillamenti e dalle eruzioni solari. Proba-3 misurerà anche l’irradiazione solare totale, cioè la quantità di energia emessa dal Sole, monitorando eventuali cambiamenti nel tempo che potrebbero influenzare il clima della Terra. Tutti questi dati contribuiranno a modelli migliori dell’attività solare e delle sue influenze sul nostro pianeta.


Va sottolineato che Proba-3 è una missione pionieristica anche dal punto di vista tecnologico. Il successo nel mantenere due satelliti in formazione stabile apre la strada a future missioni composte da più veicoli coordinati. L’ESA stessa potrà applicare le tecnologie di volo in formazione autonomo dimostrate da Proba-3 in progetti futuri – si pensi, per esempio, a telescopi spaziali multipli che operano in concerto (come l’idea di uno “starshade” per osservare pianeti extrasolari bloccando la luce delle stelle, concetto simile all’occultatore di Proba-3). Insomma, le lezioni apprese da Proba-3 avranno ricadute che vanno oltre lo studio del Sole, mostrando nuove possibilità per l’ingegneria 

Conclusioni

In conclusione, Proba-3 rappresenta un traguardo notevole sia per la scienza solare che per la tecnologia spaziale europea. Con i suoi due satelliti che danzano all’unisono per eclissare il Sole a comando, la missione sta finalmente illuminando (paradossalmente, grazie all’ombra) i segreti della corona solare interna, colmando un vuoto che ha a lungo limitato la nostra comprensione della stella madre. Nei prossimi mesi e anni, ci si attendono scoperte importanti sui processi che avvengono nel cuore dell’atmosfera solare – scoperte che potrebbero migliorare la nostra capacità di prevedere l’attività del Sole e proteggere le infrastrutture terrestri dalle sue intemperanze cosmiche.



Proba-3 è anche la dimostrazione di come l’innovazione tecnologica possa potenziare la ricerca scientifica: senza i progressi nei sistemi di navigazione autonoma, sensori e controllo di posizione, un’impresa del genere non sarebbe stata possibile. È proprio su questo connubio tra tecnologia d’avanguardia e avanzamento scientifico che si fonda il progresso nell’esplorazione spaziale. Progetti come Proba-3 hanno inoltre un forte valore ispirazionale: mostrano al pubblico quanto ingegno e creatività servano per svelare i misteri dell’Universo. ASTEC – l’Aerospace Technology Education Center, dedicato alla divulgazione e formazione nel campo aerospaziale – evidenzia l’importanza di far conoscere missioni come Proba-3: esempi affascinanti di tecnologia spaziale applicata alla scienza, capaci di stimolare l’interesse delle nuove generazioni verso lo spazio e la tecnologia. Proba-3, con la sua eclissi artificiale infinita, ci ricorda che l’esplorazione scientifica è spesso questione di trovare soluzioni creative a sfide apparentemente insormontabili – e che lo spirito pionieristico dell’umanità continuerà a spingersi sempre oltre, illuminando l’ignoto, un’eclissi artificiale alla volta.


Credits Images :ESA

Condividi

Autore: Lorenzo Espostio 10 aprile 2026
Quando immagini lo spazio, probabilmente pensi a un astronauta che fluttua in orbita o cammina sulla superficie lunare. Ma quello è solo la punta dell’iceberg. Dietro ogni missione ci sono migliaia di professionisti che non indosseranno mai una tuta spaziale, ma senza i quali nessuna missione potrebbe partire. Lo spazio è un sistema complesso che unisce, per nominarne alcune, scienza, tecnologia, diritto, economia e medicina. Non è un mondo per pochi. È un mondo che vive di interdisciplinarità. Il resto dell’articolo introduce alcune delle possibili carriere che è possibile intraprendere per chi sogna le stelle.
Autore: Daniela Giannoccaro 7 aprile 2026
L’uso degli smartphone tra i bambini è in forte crescita e solleva una questione centrale: possono supportare l’apprendimento o ostacolarlo? La ricerca suggerisce che non è lo strumento a fare la differenza, ma il modo in cui viene utilizzato.
Autore: Tiziana Cardone 30 marzo 2026
Negli ultimi anni, il nome ARTEMIS è diventato sempre più presente quando si parla di spazio. Spesso lo associamo a un obiettivo molto chiaro: tornare sulla Luna, ma fermarsi qui sarebbe riduttivo. ARTEMIS non è solo una missione, è un cambio di paradigma. È il passaggio da una fase di esplorazione a una nuova era: la costruzione e l’industrializzazione dello spazio.
Autore: Elisa Goffo 27 marzo 2026
Nel nostro universo, le stelle, i pianeti, noi stessi e tutto ciò che vediamo intorno a noi sono costituiti da particelle di materia . Oltre alla materia, sappiamo che esiste una controparte opposta, costituita da particelle con la stessa massa ma di carica opposta, chiamate antiparticelle o particelle di antimateria . L’elettrone negativo, ad esempio, ha una particella con carica positiva chiamata positrone. L'antimateria è al centro di uno dei più grandi misteri del cosmo e di uno dei più importanti problemi irrisolti della fisica contemporanea. L'attuale teoria del Big Bang, che descrive la nascita dell'Universo, ci dice che all'inizio avrebbero dovuto formarsi quantità uguali di materia e antimateria. Oggi, tuttavia, per qualche motivo sconosciuto, non c'è traccia di antimateria . Non sappiamo dove sia finita, né perché sia scomparsa, ma la risposta a questa domanda è profondamente legata al motivo per cui esistiamo.
Autore: Gabriele Dessena 12 marzo 2026
Negli ultimi anni la chiusura di porzioni di spazio aereo è diventata uno dei problemi più delicati per l’aviazione civile. Due casi pesano più di tutti: l’ Ucraina , il cui spazio aereo è sostanzialmente fuori uso per il traffico civile dal 2022, e il Medio Oriente , dove le tensioni militari continuano a rendere instabili alcune delle rotte più importanti tra Europa, Asia e Golfo Persico. Quando vengono meno corridoi così strategici, il traffico non si ferma di colpo, ma si sposta, si comprime e si redistribuisce altrove. È proprio qui che si vede quanto il trasporto aereo moderno sia una rete globale, e non una semplice somma di voli indipendenti. Quando si dice che uno spazio aereo è chiuso, non significa sempre che nessun aereo possa più attraversarlo . In alcuni casi il divieto è totale, in altri riguarda solo certe quote, alcuni settori o periodi limitati. Le informazioni vengono diffuse tramite i NOTAM , cioè avvisi ufficiali rivolti agli operatori del volo. In Europa, il quadro generale è coordinato da EUROCONTROL , l’organizzazione intergovernativa che supporta la gestione del traffico aereo europeo, e in particolare dal suo Network Manager, cioè la struttura che sviluppa e gestisce la rete del traffico aereo in Europa e oltre, cercando di garantire un flusso sicuro e regolare anche quando una parte del sistema entra in crisi. In termini semplici, EUROCONTROL guarda l’insieme, mentre il Network Manager ne coordina il funzionamento operativo.
Autore: AstroBenny (Benedetta Facini) 10 marzo 2026
L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e la Rocket Lab si stanno preparando a compiere un passo importante verso il futuro della navigazione satellitare con il lancio di una coppia di satelliti sperimentali destinati ad aprire una nuova fase nello sviluppo dei sistemi di posizionamento globale. La missione, denominata Celeste , rappresenta uno dei progetti più innovativi dell’ESA nel campo dei servizi di navigazione . L’iniziativa prenderà ufficialmente il via con il lancio dei primi due satelliti dimostrativi, progettati per testare tecnologie che potrebbero dare origine a una nuova generazione di sistemi di posizionamento basati su satelliti in orbita bassa terrestre. Il lancio della missione, battezzato “ Daughter of the Stars ”, è previsto per il 24 marzo dal complesso di lancio situato nella penisola di Māhia, in Nuova Zelanda. A portare in orbita i satelliti sarà il razzo Electron , sviluppato e operato da Rocket Lab, una società specializzata in lanci di piccoli satelliti.
Autore: Giovanni Garofalo 6 marzo 2026
Quando pensiamo a un asteroide immaginiamo spesso un grande “sasso” compatto che vaga nello spazio. In realtà, il loro interno può essere molto diverso. È importante capire quale può essere la sua composizione ed è fondamentale analizzane il più possibile per poter ricostruire la storia del Sistema Solare e prevedere, per un futuro prossimo, come questi corpi reagiscono agli impatti.
Autore: Liliana Balotti 26 febbraio 2026
La missione Artemis II della NASA, che sarebbe dovuta decollare all’inizio di marzo 2026 per riportare astronauti a volare intorno alla Luna per la prima volta da oltre cinquant’anni, non partirà entro quella data e vede ora la sua prima possibile finestra di lancio slittata al mese di Aprile .
Autore: AstroBenny (Benedetta Facini) 24 febbraio 2026
Blue Origin effettuerà il terzo lancio del razzo New Glenn entro fine febbraio. La missione New Glenn-3 (NG-3) vedrà il primo riutilizzo di un booster del New Glenn, chiamato “ Never Tell Me The Odds ”, e il dispiegamento del primo satellite BlueBird Block 2 di nuova generazione di AST SpaceMobile.
Autore: Lorenzo Esposito 20 febbraio 2026
Quando si parla di missioni spaziali, l’immaginario comune è fatto di lanci perfetti, manovre calcolate al millimetro e sonde che, dopo viaggi lunghissimi, raggiungono il loro obiettivo. In realtà, l’esplorazione spaziale è un’attività estremamente complessa, in cui l’errore è una possibilità concreta , anche quando tutto sembra essere stato pianificato nei minimi dettagli. Lo spazio non è un laboratorio controllato: è un ambiente ostile, distante e quasi impossibile da correggere una volta commesso un errore. Proprio per questo, alcuni dei più importanti progressi dell’ingegneria spaziale sono nati da missioni fallite , analizzate con rigore e trasparenza. Fallire nello spazio: una possibilità reale Ogni missione spaziale combina hardware, software, modelli matematici e decisioni umane. Anche un singolo errore può compromettere anni di lavoro e investimenti enormi. A differenza di altri settori tecnologici, nello spazio la possibilità di intervenire direttamente è remota . Sebbene esistano casi nella storia di manutenzione in orbita, ad oggi, queste richiedono spesso una missione specifica, altissimi costi e soluzioni ingegneristiche molto complesse. Anche sul lato software, sebbene aggiornamenti e modifiche siano possibili, spesso questi comportano giorni di inoperatività del satellite. Per questo motivo, gli errori non vengono considerati solo come insuccessi, ma come occasioni di apprendimento fondamentali: le così dette lessons learned .
Show More