Skywalker Manikin
Marilisa Pischedda • 17 giugno 2021

🚀 La missione #Artemis I che prevede di orbitare 𝗮𝘁𝘁𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗟𝘂𝗻𝗮 entro la fine del 2021, sarà una missione unmannhed, ossia priva di equipaggio a bordo.
👨🏻🚀 In realtà non sarà proprio così: 𝗼𝘀𝗽𝗶𝘁𝗲 𝗱'𝗲𝗰𝗰𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, ad occupare il posto di comandante all'interno della navicella Orion, sarà un 𝗺𝗮𝗻𝗶𝗰𝗵𝗶𝗻𝗼 dagli appassionati di saghe spaziali già soprannominato "Skywalker Manikin".
Scopo del manichino sarà quello di 𝙧𝙚𝙜𝙞𝙨𝙩𝙧𝙖𝙧𝙚 𝙡𝙚 𝙖𝙘𝙘𝙚𝙡𝙚𝙧𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙚 𝙡𝙚 𝙫𝙞𝙗𝙧𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 a cui saranno sottoposti i reali passeggeri durante le missioni lunari, attraverso 2 sensori, uno sotto il poggiatesta e uno dietro il sedile.
♨️ Non solo, altro obiettivo di rilevante importanza sarà la 𝙢𝙞𝙨𝙪𝙧𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙦𝙪𝙖𝙣𝙩𝙞𝙩𝙖' 𝙙𝙞 𝙧𝙖𝙙𝙞𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙘𝙤𝙨𝙢𝙞𝙘𝙝𝙚 a cui sarà esposto l'equipaggio. Questo secondo test sarà invece affidato ad altri 2 passeggeri o, per meglio dire, busti di manichino, chiamati Helga e Zohar, che occuperanno i 2 sedili più bassi dell'Orion. Helga e Zohar indosseranno il sistema #AstroRad, un 𝗶𝗻𝗱𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 in grado di fungere da 𝘀𝗰𝘂𝗱𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗹𝗲 𝗿𝗮𝗱𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗰𝗼𝘀𝗺𝗶𝗰𝗵𝗲.
Credits: #NASA
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Il 26 agosto scorso le agenzie di stampa hanno riportato la notizia di un piccolo elicottero precipitato in valle Antrona, in Piemonte, dopo aver urtato i cavi di una funivia ( ANSA ). Leggendo qualche riga più sotto, però, si scopre che il mezzo non era un elicottero, bensì un “ autogiro ” (in inglese autogyro o gyroplane ): un velivolo con un rotore che gira liberamente sopra la cabina senza essere collegato al motore. La confusione è comprensibile, ma la differenza è sostanziale e ha una storia lunga più di un secolo. Nel 2026 ricorrono infatti cento anni dalla fondazione, in Inghilterra, della Cierva Autogiro Company , l'azienda con cui un ingegnere spagnolo di Murcia, Juan de la Cierva , portò in produzione la prima macchina ad ala rotante realmente funzionante della storia. Ma che cos'è esattamente un autogiro, come fa a volare con un rotore privo di motore e perché lo consideriamo l'antenato diretto dell'elicottero?

Per secoli gli asteroidi sono stati poco più che punti luminosi nel cielo, oggetti misteriosi e lontani. Eppure, già nell’Ottocento, la fantasia umana aveva iniziato a immaginare viaggi verso questi piccoli mondi. Nel 1839 comparvero a Londra, anonimamente, due racconti dedicati a Ceres , allora appena scoperto: testimonianze precoci di un interesse che, oltre un secolo dopo, sarebbe diventato una vera attività scientifica.

L’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, ha annunciato che il 15 settembre 2026 è previsto il lancio di Sentinel-3C , un nuovo satellite europeo destinato a osservare e studiare la Terra dallo spazio. Sentinel-3C partirà dallo Spazioporto europeo di Kourou , che si trova nella Guyana francese , in Sud America. Il satellite sarà trasportato nello spazio da un Vega-C , un lanciatore europeo progettato per mettere in orbita diversi tipi di satelliti.

Quando il telescopio spaziale James Webb ha iniziato le sue osservazioni nel 2022, gli astronomi si aspettavano di individuare galassie giovani e poco luminose a distanze molto grandi, in modo da poter guardare indietro nel tempo, ovvero fino a circa 13 miliardi di anni fa, quando l’universo aveva solo poche centinaia di milioni di anni. Tra le sorgenti lontane, tuttavia, emerse una popolazione inaspettata di oggetti estremamente compatti : piccoli punti rossastri molto più luminosi del previsto, che nel 2023 furono denominati “ Little Red Dots ”. Le loro dimensioni, di appena poche centinaia di anni luce, sono minuscole se paragonate, ad esempio, a quelle della Via Lattea, che ha un diametro di circa 100.000 anni luce.

Durante le vacanze estive il tempo dei bambini si dilata. La scuola è terminata, le attività abituali diminuiscono e, tra il caldo e gli impegni degli adulti, tablet, smartphone e videogiochi possono diventare la soluzione più immediata per riempire le giornate. La tecnologia , però, non è necessariamente una nemica: può diventare una risorsa educativa attraverso giochi di logica, applicazioni creative, coding, audiolibri e visite virtuali. La scelta deve essere accurata, adeguata all’età e orientata a stimolare curiosità, linguaggio e capacità di risolvere problemi, evitando contenuti passivi, pubblicità invasive e una navigazione libera in internet. La presenza dell’adulto resta fondamentale. Non basta consegnare un dispositivo: occorre osservare come il bambino o la bambina lo utilizza , verificare che sappia rispettare i confini e intervenire quando necessario. Alcune attività possono essere condivise, così che la tecnologia diventi anche occasione di dialogo e scoperta, e non un modo per lasciare il bambino “parcheggiato” davanti allo schermo per ore. Anche il tempo digitale ha bisogno di limiti chiari. Stabilire prima la durata, utilizzare un timer e concordare semplici regole aiuta a rendere il confine comprensibile e coerente, evitando che lo spegnimento arrivi come una punizione improvvisa. Accanto al digitale deve restare spazio per il corpo , i sensi e l’esperienza reale. Un bosco, il mare, la montagna o un parco possono diventare laboratori STEM a cielo aperto: osservare insetti e conchiglie, riconoscere forme e colori, misurare ombre, raccogliere foglie, costruire con sabbia e pietre, fotografare ciò che incuriosisce e cercarne poi insieme il significato. L’obiettivo non è riempire ogni minuto, ma creare equilibrio: un tempo per la tecnologia , uno per il movimento , uno per le relazioni e anche uno per la noia , dalla quale spesso nascono immaginazione e creatività. L’estate può così diventare un’occasione educativa preziosa: meno consumo passivo, più esplorazione; meno solitudine digitale, più presenza adulta.

Un approccio simile non era mai stato tentato! Il 5 luglio 2026, la sonda Hayabusa 2 ha sorvolato l’asteroide Torifune a solo un chilometro dalla superficie. L’operazione ha prodotto delle immagini mozzafiato di un asteroide dalla forma particolare: due agglomerati connessi. Alcuni esperti si ritenevano scettici proprio a causa della geometria del corpo celeste, il quale genera un campo gravitazionale molto diverso e più difficile da modellare rispetto ai corpi quasi sferici. Infatti, le complicazioni principali delle missioni riguardanti gli asteroidi riguardano le fasi di avvicinamento ad oggetti dalle forme molto irregolari, richiedendo tecniche di navigazione avanzata . Il gruppo dell’ agenzia spaziale giapponese JAXA , nonostante ciò, è riuscito nell’impresa, passando vicino a Torifune a diversi chilometri al secondo, velocità per la quale il satellite non era stato originariamente progettato.

C’è una scena in Wall ‑ E che molti ricordano: la Terra non è solo colma di rifiuti sulla sua superficie, ma si vede anche avvolta da una “cintura” di rifiuti spaziali, e quando la navicella di EVE lascia il pianeta deve attraversare una nube di detriti orbitanti. È un’immagine potente, quasi distopica, eppure, per quanto esagerata, non è così lontana dalla realtà. Attorno alla Terra orbitano milioni di oggetti. Alcuni sono minuscoli come granelli di polvere, altri grandi come un autobus. Tutti hanno una cosa in comune: si muovono a velocità tali da trasformarli in proiettili invisibili . Ed è proprio questo a rendere lo spazio vicino alla Terra, tra le altre cose, molto più pericoloso di quanto sembri.

Il 21 luglio SpaceX lancerà la missione MRV-1 di Northrop Grumman a bordo di un razzo Falcon 9 dal Space Launch Complex 40 (SLC-40) della Cape Canaveral Space Force Station, in Florida. Northrop Grumman, attraverso la sua divisione SpaceLogistics , ha sviluppato il “Mission Robotic Vehicle (MRV)” , un veicolo robotico progettato per prolungare la vita operativa dei satelliti geostazionari senza la necessità di sostituirli. Per la prima volta, un veicolo robotico sarà in grado di raggiungere satelliti già operativi, installare su di essi moduli per estendere la missione e ripartire verso un nuovo obiettivo, inaugurando un modello completamente nuovo di manutenzione in orbita.

Vi è mai capitato di seguire un volo su un sito di tracciamento e di notare che gli aerei, invece di andare dritti verso la destinazione, sembrano seguire percorsi spezzati, quasi disegnati con un righello? Non è un caso. In Italia, per decenni, gli aeromobili hanno viaggiato lungo vere e proprie autostrade del cielo, corridoi invisibili chiamati aerovie ( airways ). Oggi, però, questo modello sta cambiando: dal 21 marzo 2024 ENAV , il gestore del traffico aereo italiano , ha esteso a tutto lo spazio aereo sopra i 6.500 metri il Free Route Airspace Italy (FRA-IT), che permette di attraversare i cieli italiani con rotte dirette, senza più seguire la rete di aerovie.


