Proba 3 – le prime spettacolari immagini

Lucia Pigliaru • 21 agosto 2025

Le prime spettacolari immagini del satellite Proba-3 sono state rilasciate il 16 giugno 2025 in occasione del salone internazionale dell’Aeronautica e dello Spazio di Les Bouget.

Le immagini mostrano l’atmosfera esterna del Sole, la corona solare. 

La corona interna del Sole, resa in viola nell’ immagine per evidenziarne i dettagli, mostra la corona in luce bianca polarizzata, ottenuta grazie a una tecnica speciale che permette di distinguere la luce emessa dal plasma solare da quella riflessa dalla polvere presente nello spazio interplanetario.

L’immagine in verde, acquisita nello spettro della luce visibile, mostra la corona solare in una forma simile a quella che l’occhio umano percepirebbe durante un’eclissi, se osservata attraverso un filtro verde. Le delicate strutture filamentose sono state messe in evidenza grazie a un sofisticato algoritmo di elaborazione delle immagini.

La missione Proba-3 rappresenta un passo avanti straordinario grazie all’uso di una tecnologia di occultazione senza precedenti, che si basa su due satelliti distinti: uno agisce da occultatore, l’altro da osservatore (anche detto coronografo). Il primo ha il compito di schermare la luce diretta del Sole, mentre il secondo acquisisce immagini ad alta definizione della corona solare. Questo assetto consente di ricreare un’eclissi solare artificiale, offrendo una visione limpida e continua della corona – un risultato impossibile da ottenere con strumenti terrestri. 

Messa in opera e caratteristiche della missione Proba-3


Proba-3 è stata lanciata giovedì 5 dicembre alle 11:34 CET (10:34 GMT, 16:04 ora locale) da un razzo PSLV-XL a quattro stadi dal Satish Dhawan Space Centre a Sriharikota, in India. I due satelliti, impilati insieme, si sono separati dal loro stadio superiore circa 18 minuti dopo il lancio e sono rimasti uniti per sei settimane in un’orbita altamente ellittica attorno alla Terra.

I due satelliti erano inizialmente uniti da una sorta di cintura metallica, chiamata clamp-band, che li teneva saldamente agganciati durante il lancio. Dopo sei settimane in orbita, questo meccanismo è stato sganciato con successo, permettendo ai due veicoli di iniziare ad allontanarsi lentamente l’uno dall’altro.


La separazione è avvenuta senza problemi alle 00:00 (ora italiana) del 15 gennaio 2025, mentre i satelliti volavano a circa 60.000 chilometri di altezza, a una velocità di 1 chilometro al secondo. L’operazione è stata supervisionata dal centro di controllo missione dell’ESA, situato presso il Centro Europeo per la Sicurezza e l’Istruzione Spaziale (ESEC) a Redu, in Belgio.

La fase operativa della missione è iniziata nel marzo 2025, quando Proba-3 ha raggiunto un traguardo senza precedenti: i suoi due satelliti hanno volato in formazione perfetta, mantenendo una distanza di 150 metri l’uno dall’altro per diverse ore, senza alcun intervento da Terra. Un risultato possibile grazie a sofisticati sistemi di navigazione e controllo, che permettono ai due satelliti di mantenere il loro allineamento verso il Sole con uno scarto inferiore al millimetro, il tutto in completa autonomia, senza bisogno di correzioni da Terra.

Questo allineamento straordinariamente preciso è la chiave del funzionamento della missione, che si basa sulla creazione di eclissi solari artificiali. Proba-3 è progettata per generare un’eclissi ogni 19,6 ore e mantenerla fino a sei ore consecutive. A differenza delle eclissi naturali, che si verificano solo una o due volte l’anno e durano appena pochi minuti, questa configurazione consente osservazioni regolari e prolungate della corona solare, con una frequenza e una stabilità mai raggiunte prima. Inoltre, questo approccio pionieristico non solo eleva lo standard dell’osservazione solare, ma apre nuove prospettive per l’impiego di tecnologie simili in future missioni spaziali.

Durante il volo in formazione dei due satelliti, il disco di 1,4 metri dell’occultatore blocca la luce diretta del Sole per il coronografo, proiettando sul suo strumento ottico, ASPIICS (Association of Spacecraft for Polarimetric and Imaging Investigation of the Corona of the Sun), un’ombra di 8 centimetri. ASPIICS riesce a catturare immagini nitide della corona solare solo quando la sua apertura di 5 centimetri si trova completamente immersa in questa piccola ombra, eliminando così l’abbagliante luce solare. Una precisione straordinaria, fondamentale per acquisire immagini di alta qualità della corona solare.

La corona solare può raggiungere temperature superiori al milione di gradi Celsius, ben più elevate rispetto alla superficie del Sole. Questo marcato divario termico rappresenta da anni uno dei grandi misteri della fisica solare. Per contribuire a fare luce su questo enigma, lo strumento ASPIICS è stato progettato per osservare la corona molto vicino al bordo solare, con una risoluzione superiore rispetto ai coronografi tradizionali.


ASPIICS è in grado di esplorare una zona della corona che finora era rimasta fuori dalla portata degli strumenti convenzionali: lo spazio compreso tra il campo visivo dei telescopi a ultravioletto estremo e quello dei coronografi classici. Questa caratteristica lo rende uno strumento unico per lo studio dettagliato della corona solare interna.

Studiare la corona è inoltre fondamentale per comprendere meglio fenomeni chiave come il vento solare – un flusso costante di particelle cariche emesse dal Sole, e le espulsioni di massa coronale (CME), violente eruzioni di materia solare che si verificano soprattutto nei periodi di intensa attività.



Un esempio della sua capacità osservativa è rappresentato da un’immagine composita acquisita il 23 maggio 2025, che unisce i dati di tre diversi strumenti europei, appartenenti a missioni distinte. Il disco solare, colorato artificialmente in giallo, è stato ripreso dal telescopio SWAP a bordo di Proba-2; la corona esterna, in rosso, è stata osservata dal coronografo LASCO C2 della missione SOHO; infine, la corona interna, in verde, è stata catturata con grande dettaglio proprio da ASPIICS, colmando così il vuoto tra le due osservazioni.

Le immagini raccolte da ASPIICS, il coronografo di bordo, vengono inviate al Centro Operativo Scientifico (SOC), ospitato presso l’Osservatorio Reale del Belgio. Qui, un gruppo di esperti gestisce lo strumento, elabora i dati e li mette a disposizione della comunità scientifica internazionale per favorire nuove scoperte sul Sole e sullo spazio che ci circonda.

Oltre al coronografo, la missione Proba-3 è dotata di altri strumenti scientifici. Uno di questi è DARA, un radiometro che misura con precisione quanta energia viene emessa dal Sole in un determinato momento. Un altro è 3DEES, uno spettrometro che rileva gli elettroni presenti nelle fasce di radiazione che circondano la Terra, studiandone la direzione e l’energia.

Le osservazioni di Proba-3 stanno anche rivoluzionando il modo in cui gli scienziati simulano digitalmente la corona solare, attraverso le cosiddette eclissi digitali. Negli ultimi anni, diversi istituti di ricerca europei hanno sviluppato modelli per ricreare al computer queste osservazioni, offrendo strumenti preziosi per lo studio del Sole. Tuttavia, finora mancavano dati reali e affidabili per validare tali simulazioni. Grazie a Proba-3, questo materiale è finalmente disponibile, aprendo nuove prospettive per la ricerca solare.


La missione Proba-3 nasce dalla collaborazione tra 14 Stati membri dell’ESA e il Canada. La gestione è affidata a Sener (Spagna) per conto dell’ESA. Tra i partner principali figurano Airbus Defence and Space (Spagna), che ha costruito il veicolo spaziale, e Redwire Space (Belgio), responsabile di avionica, assemblaggio e operazioni. Il Centre Spatial de Liège (Belgio) ha realizzato il coronografo ASPIICS, mentre Spacebel ha curato il software di bordo e il segmento terrestre. GMV (Spagna) ha contribuito allo sviluppo dei sistemi di navigazione, controllo della missione e dinamica di volo.

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