Asteroidi: come evitare vittime e danni collaterali

Giovanni Garofalo • 26 agosto 2025

L'Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha pubblicato il "Zero Debris Technical Booklet" il 15 gennaio 2025, un documento fondamentale che delinea le tecnologie necessarie per raggiungere l'obiettivo di Zero Debris entro il 2030. Questo è il risultato di una collaborazione tra ingegneri, operatori, giuristi, scienziati ed esperti di politica, tutti membri della comunità Zero Debris, composta dai firmatari della Zero Debris Charter. (European Space Agency, 2024)

Il documento identifica sei obiettivi tecnologici chiave, tra cui: prevenire il rilascio di nuovi detriti, migliorare la sorveglianza del traffico spaziale e approfondire la conoscenza degli effetti dei detriti spaziali. Questo sforzo collettivo rappresenta un passo significativo verso un futuro sostenibile nello spazio, promuovendo una collaborazione internazionale per la salvaguardia dell'ambiente orbitale terrestre. In questo articolo ci si focalizzerà principalmente sulla prevenzione del rilascio dei detriti ad opera di collisioni.

Gli albori del rischio


Fin dagli albori dell’attività spaziale, i detriti derivanti da satelliti, razzi e altri oggetti in orbita hanno rappresentato un rischio potenziale durante il loro rientro nell’atmosfera terrestre. Per decenni, la probabilità che questi frammenti colpissero persone o infrastrutture a terra è stata considerata trascurabile. Tuttavia, con l’aumento esponenziale del traffico spaziale e il crescente numero di oggetti in orbita, anche i rischi associati ai rientri non controllati sono aumentati. In passato, si sono registrati alcuni eventi noti, come il rientro incontrollato della stazione spaziale Skylab nel 1979 o quello del razzo cinese Long March 5B nel 2020, che hanno sollevato l’attenzione pubblica e istituzionale sul problema. Anche se finora non ci sono state vittime confermate, diversi episodi hanno mostrato quanto sia reale il pericolo, soprattutto in aree densamente popolate. Per questo oggi la comunità spaziale internazionale si sta impegnando per ridurre al minimo – e idealmente azzerare – il rischio di vittime umane dovute al rientro di oggetti dallo spazio.

Migliore valutazione del rischio

Il rischio di vittime per la popolazione e le infrastrutture umane è in aumento a causa del crescente numero di oggetti che rientrano nell’atmosfera terrestre. Le attuali capacità di simulazione presentano limitazioni note e mancano di standardizzazione. Per raggiungere l'obiettivo “zero vittime” (già esiguo) derivanti dal rientro di oggetti spaziali, è necessario uno sforzo coordinato e collaborativo nei seguenti ambiti:

·        Metodi e modelli per la valutazione del rischio di rientro;

·        Soluzioni progettuali per ridurre i rischi da rientro non controllato;

·        Miglioramento delle soluzioni di rientro controllato per una maggiore affidabilità, impatto ridotto e maggiore efficienza dei costi.

Esigenze e soluzioni individuate nel report:

Tutti gli attori del settore spaziale devono garantire che i veicoli spaziali siano progettati con una maggiore capacità di distruggersi completamente durante il rientro atmosferico, per ridurre i rischi legati al rientro non controllato e il numero di frammenti che raggiungono il suolo. Sono state individuate le seguenti soluzioni per soddisfare questa esigenza:

·        Sviluppo di tecnologie per il "Design for Demise" (progettazione per la distruzione in atmosfera);

·        Miglioramenti a livello di sistema e sottosistema (materiali, strutture, attrezzature, carichi utili);

·        Tecnologie che considerino l’impatto ambientale.


La sfida del rientro controllato

Il rientro controllato è una delle strategie più efficaci per ridurre il rischio di vittime derivanti dalla caduta di oggetti spaziali. A differenza del rientro non controllato, permette di guidare l’oggetto verso zone sicure, come aree oceaniche disabitate. Tuttavia, la sua implementazione su larga scala è ancora limitata a causa dell’impatto tecnico e operativo che comporta. Molti veicoli spaziali attuali non sono progettati con sufficiente flessibilità per gestire scenari di fine vita come il rientro controllato, e questo limita l’adozione sistematica di questa soluzione più sicura.

L’implementazione del rientro controllato riduce significativamente il rischio di vittime, ma affronta sfide legate alla sua adozione su larga scala a causa degli impatti tecnici rilevanti sui sistemi. Le architetture spaziali attuali spesso non sono abbastanza flessibili per gestire diversi scenari di fine missione, come il rientro controllato. Soluzioni proposte per affrontare il problema:

·        Sviluppare architetture di veicoli spaziali adattabili, come i moduli di fine missione flessibili (es. motori a propellente solido, kit di deorbitazione adattabili a missioni diverse);

·        Maggiore capacità di controllo AOCS (Attitude and Orbit Control System) a quote basse, per ridurre la spinta necessaria all’ultima manovra:

·        Valutazione dei compromessi propulsivi già nelle fasi iniziali di progettazione, per scegliere soluzioni compatibili con i vincoli e gli obiettivi della missione.

Minimizzazione degli impatti dei detriti sulla popolazione umana e sulle infrastrutture

Con il costante aumento del numero di satelliti e detriti spaziali in orbita, cresce anche la quantità di oggetti che rientrano nell’atmosfera terrestre. Sebbene molti si disintegrino durante il rientro, alcuni frammenti possono sopravvivere e raggiungere il suolo. Questo rappresenta una minaccia crescente, in particolare considerando l’aumento della densità della popolazione umana e la diffusione di infrastrutture critiche su scala globale. L’obiettivo, oggi più che mai, è ridurre al minimo il rischio per le persone e i beni a terra, attraverso una gestione più precisa e coordinata dei rientri.

I detriti in rientro rappresentano un rischio per le popolazioni umane, soprattutto in un contesto di crescita sia demografica sia riguardante il numero di oggetti spaziali rientranti. Le soluzioni proposte:


·        Rafforzare il coordinamento delle operazioni di rientro di veicoli spaziali e detriti.  Lo scopo è ridurre il rischio di vittime e minimizzare i potenziali danni alle infrastrutture.

Per fare ciò, è obbligatorio:

1.      Sviluppare un sistema di allerta standard per notificare gli oggetti che si prevede non si distruggeranno completamente;

2.      Valutare gli impatti dei rientri sulla gestione del traffico aereo e marittimo;

3.      Aumentare la frequenza e la precisione del tracciamento dei detriti, per ridurre il rischio per la popolazione e/o le infrastrutture. Infatti, se si considera il miglioramento della precisione dei corridoi di rientro, per consentire la creazione di corridoi aggiuntivi più sicuri.

 

 

Conclusioni                         

La crescente attività spaziale, accompagnata da un numero sempre maggiore di oggetti in orbita, rende urgente e imprescindibile l’adozione di misure concrete per garantire la sicurezza delle persone e delle infrastrutture a terra. Il rientro di satelliti, lanciatori e detriti spaziali non è più un evento raro, e il rischio associato – seppur statisticamente contenuto – aumenta con la densità della popolazione globale e la complessità delle infrastrutture moderne. Affrontare questo rischio richiede un approccio integrato e multilivello:

·        Migliorare i materiali, le tecnologie e le tecniche di progettazione che favoriscano la distruzione completa degli oggetti in atmosfera.

·        Adottare il rientro controllato come soluzione prioritaria, sviluppando piattaforme più flessibili, propulsione efficiente e sistemi in grado di gestire il fine missione in sicurezza.

·        Potenziare il tracciamento, la modellazione e l’allerta per monitorare i rientri, prevederne l’impatto e intervenire con tempestività, anche in coordinamento con i settori aereo e marittimo.

·        Standardizzare strumenti e procedure, per facilitare la cooperazione internazionale e rendere le soluzioni tecnologiche più accessibili e replicabili tra operatori e agenzie.

Infine, per perseguire l’obiettivo condiviso di “zero vittime” da rientri spaziali, è fondamentale rafforzare la collaborazione globale tra istituzioni, industria e comunità scientifica. Solo con un impegno congiunto e sostenuto sarà possibile garantire uno sviluppo spaziale sicuro, responsabile e sostenibile, sia per le generazioni presenti che future.


Condividi

Autore: Simone Semeraro 15 gennaio 2026
L’Agenzia Spaziale Italiana ha lanciato terzo satellite di COSMO-SkyMed (“constellation of small satellites for mediterranean basin observation”, tradotto “costellazione di piccoli satelliti per l’osservazione del bacino mediterraneo”), il primo satellite dell’anno. Si tratta della seconda generazione dell’omonima costellazione (abbreviata CSK), costituita da quattro satelliti lanciati nel 2007, 2008 e 2010, la prima dedicata al telerilevamento a scopo duale , sia militare che civile.
Autore: AstroBenny (Benedetta Facini) 12 gennaio 2026
La NASA e SpaceX si preparano ad inviare la missione Crew-12 verso la Stazione Spaziale Internazionale; il lancio è previsto per il 15 febbraio a bordo di una navetta Crew Dragon di SpaceX. Crew-12 è la dodicesima missione di rotazione dell’equipaggio di SpaceX per la NASA nell’ambito del Commercial Crew Program della NASA.
Autore: Tiziana Cardone 9 gennaio 2026
Introduzione Chi ha avuto la fortuna di assistere a un’eclissi solare totale conosce lo spettacolo unico della corona solare , quell’alone luminoso che circonda il disco del Sole e diventa visibile solo quando la Luna blocca completamente la luce solare diretta. Si tratta dell’atmosfera esterna del Sole, estremamente tenue eppure più calda della superficie solare, il cui studio è fondamentale per comprendere l’attività della nostra stella. Tuttavia, al di fuori delle brevi e rare eclissi totali visibili da Terra, osservare la corona in continuità era finora impossibile: le sonde spaziali potevano inquadrare bene solo il disco solare e le regioni più esterne della corona, lasciando un “vuoto” di osservazione proprio nelle regioni interne di questa atmosfera solare. La nuova missione Proba-3 dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) nasce proprio per colmare questo vuoto, grazie a una soluzione tecnologica audace: creare eclissi solari artificiali nello spazio . In questo articolo esploreremo come Proba-3 realizza questo obiettivo, quali tecnologie innovative impiega (dal volo in formazione al cosiddetto “occultatore volante”) e quali scoperte scientifiche potrebbe regalarci riguardo al Sole. Un vuoto nell’osservazione solare colmato da Proba-3 Per decenni gli scienziati hanno cercato di osservare la corona solare interna – la parte dell’atmosfera del Sole più vicina alla superficie – ma con strumenti tradizionali non era semplice. Da un lato, telescopi ed osservatori solari spaziali possono osservare bene solo il disco brillante del Sole e la corona più esterna; dall’altro, la corona interna è così fioca rispetto al bagliore del Sole che risulta visibile dalla Terra solo nei brevi istanti di totalità di un’eclissi naturale. Ciò ha lasciato un importante gap osservativo : le regioni della corona comprese tra il bordo del disco solare e le zone già coperte dai coronografi tradizionali sono rimaste poco esplorate, con osservazioni sporadiche e inconsistenti. Proba-3 è stata progettata per riempire proprio questo vuoto , offrendo agli scienziati la possibilità di studiare continuativamente la corona interna in condizioni simili a un’eclissi totale, ma su base regolare . L’interesse per questa regione “nascosta” del Sole è enorme. È infatti nella corona interna che il vento solare inizia ad accelerare – quel flusso di particelle cariche emesse dal Sole che investe l’intero Sistema Solare – e dove prendono forma la maggior parte delle espulsioni di massa coronale (in inglese Coronal Mass Ejections, CME). I CME sono gigantesche bolle di plasma magnetizzato scagliate nello spazio dal Sole, talvolta in grado di raggiungere la Terra e disturbare i satelliti, le reti elettriche e le comunicazioni. Studiando da vicino l’origine e l’evoluzione di questi fenomeni, gli scienziati sperano di capire meglio come si innescano le CME e come il vento solare viene accelerato , migliorando anche la nostra capacità di previsione del meteo spaziale. Proba-3, con le sue osservazioni dettagliate, fornirà dati preziosi per avanzare questa comprensione. Damien Galano, responsabile del progetto Proba-3, ha sottolineato che grazie ai sofisticati sistemi di posizionamento a bordo i due satelliti sono in grado di creare un’eclissi artificiale in orbita, e la missione sta mantenendo la promessa di colmare il gap osservativo che finora limitava lo studio della corona solare.
Autore: Daniela Giannoccaro 2 gennaio 2026
Prospettiva del nuovo anno: trasformare la curiosità in un’abitudine quotidiana, abbattere gli stereotipi di genere e valorizzare le abilità STEM fin dai primi anni. Non serve essere esperti: bastano tempo, entusiasmo e voglia di esplorare insieme. Piccoli passi oggi possono diventare grandi scoperte domani.
Autore: AstroBenny (Benedetta Facini) 23 dicembre 2025
Blue Origin lancerà la missione Blue Moon Pathfinder Mission 1 (MK1-SN001) verso la Luna a inizio 2026. Blue Moon Pathfinder sarà il volo inaugurale del lander lunare Blue Moon, progettato da Blue Origin per gestire trasporti cargo e di astronauti tra la Terra e la superficie lunare.
Autore: Lorenzo Esposito 19 dicembre 2025
La Luna è tornata al centro delle ambizioni delle agenzie spaziali e delle compagnie private. Missioni come Artemis mirano non solo a riportare l'essere umano sul nostro satellite, ma anche a stabilire basi permanenti sulla sua superficie. Nel mondo dello sport e dello spettacolo, per gestire le emozioni e anticipare i possibili imprevisti, atleti e artisti si preparano con ore e ore di allenamento in condizioni simili a quelle che affronteranno durante la gara o lo spettacolo.  Ma come si prepara un equipaggio, o una tecnologia, a funzionare in un ambiente tanto estremo come quello lunare, senza poter fare una vera “prova generale” sul posto? La risposta si trova nei Lunar Analogue : luoghi sulla Terra, naturali o artificiali, che riproducono alcune caratteristiche della superficie lunare. Il loro scopo è individuare problemi, limiti o aspetti critici che potrebbero non emergere durante la fase di progettazione preliminare di una missione spaziale.
Autore: Elisa Goffo 17 dicembre 2025
Nel 2015, il telescopio spaziale Hubble immortalò l'ammasso di galassie SDSS J1038+4849, rivelandoci un'immagine peculiare che ricorda un volto sorridente come quello dello Stregatto di Alice nel Paese delle Meraviglie. SDSS J1038+4849, chiamato anche il Gatto del Cheshire , è un ammasso di galassie nella costellazione dell'Orsa Maggiore a circa 4,6 miliardi di anni luce da noi, formato da due sottoammassi di galassie.
Autore: Liliana Balotti 11 dicembre 2025
Durante il Consiglio Ministeriale dell’ESA, svoltosi il 26 e 27 Novembre a Brema in Germania, i Paesi membri hanno approvato il più grande investimento nella storia dell’Agenzia Spaziale Europea: 22,3 miliardi di euro, destinati al triennio 2026–2028 . Una cifra che segna un vero punto di svolta e conferma quanto lo spazio sia diventato un settore strategico per il futuro dell’Europa, non solo dal punto di vista scientifico e tecnologico, ma anche per la sicurezza, l’innovazione e lo sviluppo sostenibile.
Autore: AstroBenny (Benedetta Facini) 9 dicembre 2025
Arianespace ha annunciato che il 17 dicembre 2025 verrà effettuato il lancio della missione VA266, dedicata al dispiegamento in orbita di due nuovi satelliti del sistema di navigazione europeo Galileo. VA266 sarà la quattordicesima missione (L14) destinata alla costellazione e la prima ad essere realizzata utilizzando il nuovo lanciatore europeo Ariane 6.
Autore: Gabriele Dessena 2 dicembre 2025
Tutto nasce da un episodio avvenuto il 30 ottobre su un A320 di linea, durante un volo tra Stati Uniti e Messico . L’aereo ha avuto una breve ma imprevista variazione di assetto, un “abbassamento di muso” non comandato mentre il pilota automatico era inserito. L’equipaggio ha ripreso il controllo in pochi istanti e il volo si è concluso con un atterraggio regolare. Da quell’evento, analizzato nei dettagli da Airbus e dalle autorità, è emersa una possibile vulnerabilità in uno dei computer che controllano il beccheggio e il rollio dell’aeromobile. Per questo, a fine novembre 2025, l’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA) ha emesso una direttiva di emergenza (Emergency Airworthiness Directive, EAD) che riguarda una parte della flotta Airbus A319, A320 e A321, chiedendo interventi rapidi su hardware e software di bordo. È importante sottolineare subito che parliamo di un’ azione precauzionale , scattata proprio per evitare che un evento estremamente raro possa ripetersi in condizioni più critiche. La famiglia A320 (che comprende A318, A319, A320 e A321) è una delle più diffuse al mondo: è l’aereo tipico dei collegamenti di corto e medio raggio che utilizziamo per andare da una grande città europea all’altra. Proprio perché si tratta di migliaia di aeromobili, qualsiasi direttiva che li riguarda ha un effetto immediato sulla programmazione dei voli: alcune rotte vanno ripianificate, alcuni velivoli devono fermarsi qualche ora in più in manutenzione, e può comparire qualche ritardo o cancellazione. Non è il sintomo di un problema “misterioso” che appare all’improvviso, ma il risultato di una filosofia molto chiara: se si individua anche solo la possibilità teorica di una situazione indesiderata, si interviene in blocco sull’intera flotta interessata. Airbus, nel suo comunicato, ha spiegato che la combinazione tra un certo tipo di computer di volo e una modifica software recente ha reso quel componente più sensibile a particolari condizioni di radiazione solare, e che quindi si è deciso di aggiornare il software di circa cinquemila aerei e di sostituire fisicamente i computer su circa novecento esemplari più anziani.
Show More