Edu-STEM: con la magia della realtà aumentata il gioco insegna!

Daniela Giannoccaro • 20 novembre 2025

La curiosità come punto di partenza

I bambini hanno una caratteristica straordinaria: fanno domande su tutto. “Perché il cielo è blu?”, “Come fa un dinosauro a essere così grande?”, “Cosa c’è dentro il nostro corpo?”. 

Questa curiosità è il motore dell’apprendimento, e la realtà aumentata può trasformarla in esperienze concrete e coinvolgenti.


La realtà aumentata spiegata ai genitori

La realtà aumentata (AR) è una tecnologia che permette di sovrapporre immagini e informazioni digitali al mondo reale, visibili attraverso smartphone o tablet. Non è fantascienza: è uno strumento che rende lo studio un’avventura. 

Immaginate di puntare la fotocamera verso il libro di scienze e vedere il cuore che batte in 3D, o di trasformare il salotto in un piccolo planetario dove i pianeti orbitano intorno al Sole.


Esempi pratici di curiosità che diventano scoperta

- Scienze naturali: un bambino curioso di dinosauri può vederli camminare davanti a sé, osservandone dimensioni e movimenti. 

- Matematica: le figure geometriche prendono forma nello spazio, diventando costruzioni che i bambini possono manipolare. 

- Storia: un castello medievale appare sul tavolo, e i genitori possono raccontare storie mentre i figli esplorano torri e mura. 

 

Perché è utile per famiglie e scuola

- Apprendimento attivo: i bambini non si limitano a leggere, ma interagiscono. 

- Coinvolgimento familiare: genitori e figli imparano insieme, trasformando lo studio in gioco condiviso. 

- Motivazione: la curiosità trova subito risposta visiva, alimentando il desiderio di scoprire di più. 


Il lato critico della realtà aumentata 

La realtà aumentata è affascinante e promettente, ma non priva di aspetti da valutare con attenzione:   

- Dipendenza dalla tecnologia: non tutte le famiglie o scuole hanno accesso a dispositivi aggiornati, e questo può creare disuguaglianze. 

- Sovraccarico cognitivo: troppi stimoli visivi rischiano di confondere i bambini invece di aiutarli. 

- Riduzione dell’immaginazione: vedere un dinosauro in 3D è emozionante, ma può limitare la fantasia personale. 

- Tempo di esposizione agli schermi: l’uso prolungato solleva dubbi su salute visiva e concentrazione. 

- Formazione degli insegnanti: serve preparazione pedagogica per evitare che l’AR diventi solo un “effetto speciale” senza reale valore educativo. 

 

Conclusione

La realtà aumentata non sostituisce i libri o le lezioni, ma li arricchisce. È come aggiungere un livello di magia al mondo reale, dove ogni domanda dei bambini può trovare una risposta che si vede, si tocca e si esplora. 

Allo stesso tempo, va usata con equilibrio: come un ponte tra curiosità e conoscenza, senza dimenticare il valore insostituibile della fantasia, del gioco libero e delle esperienze concrete

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