La corsa al riutilizzo

Simone Semeraro • 27 novembre 2025

Il 13 novembre 2025 segna una data importantissima per il settore spaziale, poiché un nuovo attore si aggiunge a SpaceX nel settore dei razzi riutilizzabili: è la compagnia spaziale di Bezos, Blue Origin, il cui razzo New Glenn è atterrato verticalmente in completa autonomia. Ad essere precisi, è stato il primo stadio, Jacklyn, ad essere atterrato e (quasi) pronto al riutilizzo. è il secondo tentativo di Blue Origin di effettuare questa impresa con successo, dopo il fallimento della parziale della missione NG-1 di gennaio dello stesso anno, quando il carico era stato lanciato con successo, ma dati telemetrici di Jacklyn si persero è non atterrò come previsto. Ma come siamo arrivati a questo punto?

Il problema principale nasce dalla necessità di mantenere efficienti i lanciatori spaziali. Il momento del decollo è il più critico, richiedendo la spinta maggiore, ma, all’aumentare della quota e durante lo svuotamento dei serbatoi di propellente, i razzi sono zavorrati da struttura inerte.

Per ridurre questo problema, i razzi vengono divisi in stadi, che si separano al momento più opportuno. Per molto tempo, la corsa allo spazio non si interessò particolarmente all’impatto che tale soluzione potesse avere sull’economia del settore, date le circostanze sociali, economiche e politiche del momento. Ma con l’intensificarsi dei voli, i costi delle missioni iniziavano a gravare sulle casse dei Paesi che li pianificavano.

I primi concept che proponevano una soluzione erano i veicoli Single-Stage-To-Orbit (SSTO), razzi a stadio unico su cui abbiamo dedicato un articolo.


Il primo sistema a tenere conto della riutilizzabilità fu lo Space Shuttle, che presentava una soluzione tanto elegante quanto complicata. L’orbiter era stato creato infatti con l’obiettivo di atterrare come un aereo, è pertanto fu creato come un ibrido tra un aeroplano ed un razzo. In realtà, lo Space Shuttle non era completamente riutilizzabile, siccome il serbatoio di idrogeno (il gigantesco siluro arancione facilmente riconoscibile nelle foto dello shuttle) era scartato ad ogni lancio, mentre i booster laterali con propellente solido erano recuperabili, ma ammaravano e sprofondavano nell’oceano, richiedendo pertanto molto lavoro prima di essere montati per il lancio successivo.

Prossimi al ritiro del programma Space Shuttle, NASA presentò Ares I, il vettore che avrebbe appunto sostituito l’ormai costoso predecessore. Questo era un lanciatore più convenzionale, diviso in tre stadi, che avrebbe ereditato uno dei booster solidi dello Shuttle, modificato ed adattato a primo stadio. Nonostante il lancio del prototipo Ares I-X in data 28 ottobre 2009 ebbe successo, il programma fu cancellato a causa dei tagli ai fondi che il settore spaziale pubblico negli USA subì in quel periodo.


Dietro le quinte, una compagnia privata iniziava ad attirare l'attenzione su di sé. La compagnia era SpaceX, che nel 2008 si trovava sull’orlo del lastrico, con tre lanci finiti con la perdita del razzo. Ma il 28 settembre di quell’anno, il loro quarto lancio fu un successo, inaugurando l’inizio di un periodo florido per la compagnia, che le permise di creare poi il Falcon 9, il primo razzo ad effettuare un atterraggio controllato il 21 dicembre 2015.

Altre compagnie, private e statali, si apprestano a diventare concorrenti, come la neozelandese e americana Rocket Lab, la cinese Space Pioneer ed anche le europee MaiaSpace, PLD Space ed Avio. Ciò che è certo è che lo spazio è la nuova frontiera, e raggiungerla sta diventando sempre più economico.

Condividi

Autore: AstroBenny (Benedetta Facini) 24 febbraio 2026
Blue Origin effettuerà il terzo lancio del razzo New Glenn entro fine febbraio. La missione New Glenn-3 (NG-3) vedrà il primo riutilizzo di un booster del New Glenn, chiamato “ Never Tell Me The Odds ”, e il dispiegamento del primo satellite BlueBird Block 2 di nuova generazione di AST SpaceMobile.
Autore: Lorenzo Esposito 20 febbraio 2026
Quando si parla di missioni spaziali, l’immaginario comune è fatto di lanci perfetti, manovre calcolate al millimetro e sonde che, dopo viaggi lunghissimi, raggiungono il loro obiettivo. In realtà, l’esplorazione spaziale è un’attività estremamente complessa, in cui l’errore è una possibilità concreta , anche quando tutto sembra essere stato pianificato nei minimi dettagli. Lo spazio non è un laboratorio controllato: è un ambiente ostile, distante e quasi impossibile da correggere una volta commesso un errore. Proprio per questo, alcuni dei più importanti progressi dell’ingegneria spaziale sono nati da missioni fallite , analizzate con rigore e trasparenza. Fallire nello spazio: una possibilità reale Ogni missione spaziale combina hardware, software, modelli matematici e decisioni umane. Anche un singolo errore può compromettere anni di lavoro e investimenti enormi. A differenza di altri settori tecnologici, nello spazio la possibilità di intervenire direttamente è remota . Sebbene esistano casi nella storia di manutenzione in orbita, ad oggi, queste richiedono spesso una missione specifica, altissimi costi e soluzioni ingegneristiche molto complesse. Anche sul lato software, sebbene aggiornamenti e modifiche siano possibili, spesso questi comportano giorni di inoperatività del satellite. Per questo motivo, gli errori non vengono considerati solo come insuccessi, ma come occasioni di apprendimento fondamentali: le così dette lessons learned .
Autore: Daniela Giannoccaro 18 febbraio 2026
“Non sono portato per la matematica.” Quante volte questa frase viene pronunciata da studenti — e, prima ancora, dagli adulti? L’idea che la matematica sia una disciplina per pochi, riservata ai talenti naturali, è profondamente radicata nella nostra cultura. E spesso il primo luogo in cui questa convinzione si consolida è la famiglia. Frasi come “Anch’io ero negato” o “Noi non siamo portati per i numeri” sembrano innocue, ma trasmettono un messaggio potente: la competenza matematica sarebbe un dono innato, non una capacità da costruire.
Autore: Elisa Goffo 12 febbraio 2026
La corona solar e è la parte più esterna dell'atmosfera del Sole ed è anche una delle regioni più affascinanti e misteriose della nostra stella. Infatti la corona presenta condizioni fisiche estreme che ancora oggi non sono completamente comprese.
Autore: AstroBenny (Benedetta Facini) 10 febbraio 2026
Il 12 febbraio 2026 Arianespace lancerà in orbita un gruppo di satelliti della costellazione Amazon LEO utilizzando il nuovo lanciatore Europeo Ariane 6. La missione, identificata come Amazon LE-01 (Leo Europe 01) / VA267 , porterà in orbita bassa terrestre 32 satelliti destinati alla rete globale di comunicazioni di Amazon. Il decollo avverrà dallo Spazioporto Europeo di Kourou, nella Guyana Francese. Verrà utilizzata la versione Ariane 64 del lanciatore, progettata per missioni ad alta capacità come questa grazie ai quattro booster laterali.
Autore: Lucia Pigliaru 3 febbraio 2026
La missione εpsilon rappresenta un importante traguardo per l’Europa nello spazio. Non è semplicemente un volo verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), ma il simbolo di come ogni contributo, possa avere un grande impatto in un progetto globale come l’esplorazione spaziale.
Autore: Lucia Pigliaru 30 gennaio 2026
La scienza europea fa un passo avanti significativo nel campo dell’astronomia gravitazionale. Sardegna e Sassonia hanno recentemente firmato una dichiarazione di intenti per rafforzare la cooperazione scientifica sul progetto Einstein Telescope (ET), il futuro osservatorio avanzato per lo studio delle onde gravitazionali. La cerimonia si è svolta il 12 gennaio 2026 a Roma alla sede del Ministero dell’Università e della Ricerca, alla presenza di istituzioni italiane e tedesche e dei vertici degli enti di ricerca coinvolti.
Autore: AstroBenny (Benedetta Facini) 27 gennaio 2026
La missione Artemis II rappresenta il ritorno dell’umanità verso la Luna e sarà la prima missione con equipaggio del programma Artemis della NASA. Dopo il successo di Artemis I, missione senza equipaggio che ha testato il razzo Space Launch System (SLS) e la capsula Orion, Artemis II porterà per la prima volta degli astronauti a viaggiare oltre l’orbita terrestre dai tempi delle missioni Apollo.
Autore: Gabriele Dessena 22 gennaio 2026
Quando si pensa al trasporto aereo merci, vengono subito in mente pallet, container e colli di normali dimensioni. Ma l’industria aeronautica ha un problema molto diverso: spostare oggetti enormi, come ali, sezioni di fusoliera o piani di coda. Smontarli e rimontarli richiederebbe tempo, e sarebbe impossibile per alcuni componenti, e ci si esporrebbe a rischi di danneggiamento. Ecco perché esiste una famiglia molto particolare di velivoli: i super-trasportatori per carichi fuori sagoma, riconoscibili da forme quasi da cartone animato.
Autore: Giovanni Garofalo 20 gennaio 2026
La missione Hera dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) è un progetto di difesa planetaria che andrà ad esplorare in dettaglio un sistema di asteroidi binari, composto da un asteroide principale (65803 Didymos) e da un suo piccolo satellite naturale (Deimos). La particolarità di Hera è che non è un solo veicolo spaziale: al suo interno ospita due CubeSat, piccoli satelliti che saranno rilasciati e faranno esperimenti ravvicinati sulla superficie degli asteroidi (previsto per fine 2026). Studierà gli effetti dell'impatto della sonda statunitense DART contro il satellite Dimorphos avvenuto il 26 settembre 2022: misurerà la variazione dell'orbita causata dall'impatto e le dimensioni del cratere e della nuvola di detriti che si sono creati.
Show More