Giganti invisibili: I buchi neri

Paola Tiranti • 28 febbraio 2023

I buchi neri sono bizzarri oggetti spaziali che, per molti, sono forse gli oggetti più affascinanti là fuori. Ma non farti ingannare, i buchi neri sono tutt’altro che vuoti: sono un’enorme quantità di materia raggruppata in un’area molto piu’ piccola. Siccome la materia viene schiacciata e compressa in uno spazio piccolissimo, ne consegue una gravita’ molto forte. Infatti la forza gravitazionale e’ talmente forte che nemmeno la luce riesce a scappare ed uscire dai buchi neri. E dunque, siccome la luce e’ intrappolata nei buchi neri, non li si possono vedere (da qui il nome). 

Se i buchi neri sono appunto neri, come facciamo a sapere della loro esistenza?

Bisogna usare telescopi spaziali con tecnologie speciali che ci aiutano a cercare e trovare questi oggetti invisibili. Con tecnologie apposite si può vedere come le stelle si comportano in modo diverso vicino ai buchi neri rispetto ad altre stelle. Per esempio, se un buco nero passa attraverso una nuvola di materia interstellare, attrarrà la materia tramite un processo chiamato "accrescimento". In egual modo, un processo simile avviene quando una stella normale è nelle vicinanze di un buco nero. In tal caso, il buco nero può disintegrare la stella attirandola poco a poco verso di sé. Mentre la materia accelera e viene attratta dal buco nero, dei raggi x vengono emessi che vengono poi catturati dagli strumenti a bordo dei telescopi.

Buchi neri foto M87

Quanto grandi sono i buchi neri?

In quanto a dimensioni, i buchi neri possono essere grandi o piccoli. Gli scienziati pensano che possano esserci buchi neri persino delle dimensioni di un atomo. Questi buchi neri sono chiaramente piccolissimi, eppure hanno una massa grande quanto una montagna enorme. Per massa si intende la quantità di materia in un oggetto.

Altri tipi di buchi neri sono classificati e chiamati "stellari". La loro massa può essere fino a 20 volte più grande della massa del Sole. Per esempio, nella nostra Via Lattea (la galassia che contiene il nostro Sistema Solare), esistono molti buchi neri di massa stellare.

Ci sono persino buchi neri ancora più giganti, chiamati "supermassicci". Questi tipi sono caratterizzati da masse di oltre un milione di Soli messi insieme. Per esempio, il buco nero al centro della nostra galassia, Sagittarius A*, ha una massa di circa 4 milioni di soli. Eppure le dimensioni sono di un pallone che potrebbe contenere qualche milione di pianeti come la Terra (percio' molto piu' piccoli del Sole!).

Buco nero SagittariusA via lattea

Come si formano i buchi neri?

La famosa teoria della relatività generale di Einstein fu in grado di prevedere i buchi neri dimostrando che quando una stella massiccia muore lascia dietro una piccola ma densa quantità di materia, il “cuore” della stella. Se la massa al centro della stella è più massiccia di 3 volte la massa del Sole, l'equazione dimostrò che la forza di gravità sopraggiunge tutte le altre forze e produce un buco nero.

Si pensa che i buchi neri più piccoli possano essersi formati quando l'universo ebbe inizio. Mentre i buchi neri stellari si creano quando il centro di una stella molto grande cade dentro se stessa, ossia collassa. Quando ciò avviene, l'evento causa una supernova. Questo tipo di oggetto astrofisico è una stella esplosa che egetta parti della stella nello spazio.

Per quanto riguarda i buchi neri supermassicci, si pensa questi vengano formati nello stesso tempo in cui le galassie di cui fanno parte vengono formate.


Sagittarius A* minaccerà la terra?

Sagittarius A* si trova circa a 26.000 anni luce di distanza perciò ci vorranno miliardi di anni prima che la Terra possa venir risucchiata dal buco nero!

Condividi

Autore: Lucia Pigliaru 3 febbraio 2026
La missione εpsilon rappresenta un importante traguardo per l’Europa nello spazio. Non è semplicemente un volo verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), ma il simbolo di come ogni contributo, possa avere un grande impatto in un progetto globale come l’esplorazione spaziale.
Autore: Lucia Pigliaru 30 gennaio 2026
La scienza europea fa un passo avanti significativo nel campo dell’astronomia gravitazionale. Sardegna e Sassonia hanno recentemente firmato una dichiarazione di intenti per rafforzare la cooperazione scientifica sul progetto Einstein Telescope (ET), il futuro osservatorio avanzato per lo studio delle onde gravitazionali. La cerimonia si è svolta il 12 gennaio 2026 a Roma alla sede del Ministero dell’Università e della Ricerca, alla presenza di istituzioni italiane e tedesche e dei vertici degli enti di ricerca coinvolti.
Autore: AstroBenny (Benedetta Facini) 27 gennaio 2026
La missione Artemis II rappresenta il ritorno dell’umanità verso la Luna e sarà la prima missione con equipaggio del programma Artemis della NASA. Dopo il successo di Artemis I, missione senza equipaggio che ha testato il razzo Space Launch System (SLS) e la capsula Orion, Artemis II porterà per la prima volta degli astronauti a viaggiare oltre l’orbita terrestre dai tempi delle missioni Apollo.
Autore: Gabriele Dessena 22 gennaio 2026
Quando si pensa al trasporto aereo merci, vengono subito in mente pallet, container e colli di normali dimensioni. Ma l’industria aeronautica ha un problema molto diverso: spostare oggetti enormi, come ali, sezioni di fusoliera o piani di coda. Smontarli e rimontarli richiederebbe tempo, e sarebbe impossibile per alcuni componenti, e ci si esporrebbe a rischi di danneggiamento. Ecco perché esiste una famiglia molto particolare di velivoli: i super-trasportatori per carichi fuori sagoma, riconoscibili da forme quasi da cartone animato.
Autore: Giovanni Garofalo 20 gennaio 2026
La missione Hera dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) è un progetto di difesa planetaria che andrà ad esplorare in dettaglio un sistema di asteroidi binari, composto da un asteroide principale (65803 Didymos) e da un suo piccolo satellite naturale (Deimos). La particolarità di Hera è che non è un solo veicolo spaziale: al suo interno ospita due CubeSat, piccoli satelliti che saranno rilasciati e faranno esperimenti ravvicinati sulla superficie degli asteroidi (previsto per fine 2026). Studierà gli effetti dell'impatto della sonda statunitense DART contro il satellite Dimorphos avvenuto il 26 settembre 2022: misurerà la variazione dell'orbita causata dall'impatto e le dimensioni del cratere e della nuvola di detriti che si sono creati.
Autore: Simone Semeraro 15 gennaio 2026
L’Agenzia Spaziale Italiana ha lanciato terzo satellite di COSMO-SkyMed (“constellation of small satellites for mediterranean basin observation”, tradotto “costellazione di piccoli satelliti per l’osservazione del bacino mediterraneo”), il primo satellite dell’anno. Si tratta della seconda generazione dell’omonima costellazione (abbreviata CSK), costituita da quattro satelliti lanciati nel 2007, 2008 e 2010, la prima dedicata al telerilevamento a scopo duale , sia militare che civile.
Autore: AstroBenny (Benedetta Facini) 12 gennaio 2026
La NASA e SpaceX si preparano ad inviare la missione Crew-12 verso la Stazione Spaziale Internazionale; il lancio è previsto per il 15 febbraio a bordo di una navetta Crew Dragon di SpaceX. Crew-12 è la dodicesima missione di rotazione dell’equipaggio di SpaceX per la NASA nell’ambito del Commercial Crew Program della NASA.
Autore: Tiziana Cardone 9 gennaio 2026
Introduzione Chi ha avuto la fortuna di assistere a un’eclissi solare totale conosce lo spettacolo unico della corona solare , quell’alone luminoso che circonda il disco del Sole e diventa visibile solo quando la Luna blocca completamente la luce solare diretta. Si tratta dell’atmosfera esterna del Sole, estremamente tenue eppure più calda della superficie solare, il cui studio è fondamentale per comprendere l’attività della nostra stella. Tuttavia, al di fuori delle brevi e rare eclissi totali visibili da Terra, osservare la corona in continuità era finora impossibile: le sonde spaziali potevano inquadrare bene solo il disco solare e le regioni più esterne della corona, lasciando un “vuoto” di osservazione proprio nelle regioni interne di questa atmosfera solare. La nuova missione Proba-3 dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) nasce proprio per colmare questo vuoto, grazie a una soluzione tecnologica audace: creare eclissi solari artificiali nello spazio . In questo articolo esploreremo come Proba-3 realizza questo obiettivo, quali tecnologie innovative impiega (dal volo in formazione al cosiddetto “occultatore volante”) e quali scoperte scientifiche potrebbe regalarci riguardo al Sole. Un vuoto nell’osservazione solare colmato da Proba-3 Per decenni gli scienziati hanno cercato di osservare la corona solare interna – la parte dell’atmosfera del Sole più vicina alla superficie – ma con strumenti tradizionali non era semplice. Da un lato, telescopi ed osservatori solari spaziali possono osservare bene solo il disco brillante del Sole e la corona più esterna; dall’altro, la corona interna è così fioca rispetto al bagliore del Sole che risulta visibile dalla Terra solo nei brevi istanti di totalità di un’eclissi naturale. Ciò ha lasciato un importante gap osservativo : le regioni della corona comprese tra il bordo del disco solare e le zone già coperte dai coronografi tradizionali sono rimaste poco esplorate, con osservazioni sporadiche e inconsistenti. Proba-3 è stata progettata per riempire proprio questo vuoto , offrendo agli scienziati la possibilità di studiare continuativamente la corona interna in condizioni simili a un’eclissi totale, ma su base regolare . L’interesse per questa regione “nascosta” del Sole è enorme. È infatti nella corona interna che il vento solare inizia ad accelerare – quel flusso di particelle cariche emesse dal Sole che investe l’intero Sistema Solare – e dove prendono forma la maggior parte delle espulsioni di massa coronale (in inglese Coronal Mass Ejections, CME). I CME sono gigantesche bolle di plasma magnetizzato scagliate nello spazio dal Sole, talvolta in grado di raggiungere la Terra e disturbare i satelliti, le reti elettriche e le comunicazioni. Studiando da vicino l’origine e l’evoluzione di questi fenomeni, gli scienziati sperano di capire meglio come si innescano le CME e come il vento solare viene accelerato , migliorando anche la nostra capacità di previsione del meteo spaziale. Proba-3, con le sue osservazioni dettagliate, fornirà dati preziosi per avanzare questa comprensione. Damien Galano, responsabile del progetto Proba-3, ha sottolineato che grazie ai sofisticati sistemi di posizionamento a bordo i due satelliti sono in grado di creare un’eclissi artificiale in orbita, e la missione sta mantenendo la promessa di colmare il gap osservativo che finora limitava lo studio della corona solare.
Autore: Daniela Giannoccaro 2 gennaio 2026
Prospettiva del nuovo anno: trasformare la curiosità in un’abitudine quotidiana, abbattere gli stereotipi di genere e valorizzare le abilità STEM fin dai primi anni. Non serve essere esperti: bastano tempo, entusiasmo e voglia di esplorare insieme. Piccoli passi oggi possono diventare grandi scoperte domani.
Autore: AstroBenny (Benedetta Facini) 23 dicembre 2025
Blue Origin lancerà la missione Blue Moon Pathfinder Mission 1 (MK1-SN001) verso la Luna a inizio 2026. Blue Moon Pathfinder sarà il volo inaugurale del lander lunare Blue Moon, progettato da Blue Origin per gestire trasporti cargo e di astronauti tra la Terra e la superficie lunare.
Show More