RIFIUTI SPAZIALI: quando la differenziata non basta

Simone Semeraro • 30 gennaio 2023
detriti spaziali ASTEC

Era il 4 ottobre 1957 quando l’allora Unione Sovietica inviò Sputnik 1, il primo satellite artificiale della storia. Da quel momento, quasi tutte le Nazioni hanno contribuito a rinfoltire le orbite terrestri con i propri satelliti, in aggiunta alle industrie private che si sono nel tempo aggiunte alla corsa allo spazio.

Ad oggi ci sono circa 8950 satelliti in orbita. Il numero però include anche i satelliti non più funzionanti o ritirati, escludendo invece tutti gli altri oggetti che non possono essere effettivamente definiti satelliti.


Infatti, alcune missioni possono essere più sfortunate: basta un piccolo imprevisto, solitamente causato dall’applicazione di modelli che non rispecchiano completamente la natura dei fenomeni fisici, e la missione intera può essere compromessa. In particolare, ci sono diverse fasi in cui un minimo errore può causare il mancato dispiegamento dei pannelli solari, oppure un sensore fallace, per esempio, ed il satellite potrebbe essere reso inutilizzabile. Questi, ormai incontrollabili possono generare detriti di dimensione anche molto piccola, tramite collisioni reciproche, oppure con sciami di meteore.


In aggiunta, anche le missioni che seguono la pianificazione prestabilita lasciano tracce al loro passaggio, come ad esempio i moduli dei vettori che portano i satelliti al di fuori dell’atmosfera. Tali detriti viaggiano in media a velocità che sfiorano i 29000 km/h, ponendo un grave rischio per i satelliti ancora operativi e le future missioni.

Con il passare degli anni, le orbite LEO (“Low Earth Orbit”, la categoria di orbite più vicine al pianeta azzurro) sono diventate particolarmente affette dal problema dei rifiuti spaziali, con quasi 5 tonnellate e mezzo di “space junk”. In base alla scala delle dimensioni dei detriti tracciati, i numeri possono variare di molto, da circa 23000 delle dimensioni di una palla da baseball a più di 100 milioni per i detriti millimetrici.


Non solo, i satelliti nelle orbite più lontane dalla Terra non possono essere smaltiti a fine missione tramite rientro, nel qual caso sarebbe l’attrito stesso dell’atmosfera a provvedere alla distruzione dell’oggetto. Per tali satelliti, solitamente in orbite geostazionarie (anche note come orbite GEO), la soluzione principale raggiunto il fine vita è l’immissione nelle cosiddette “orbite cimitero” (“graveyard orbits”), orbite ulteriormente distanti che non intersecano le traiettorie delle missioni geocentriche operative.

detriti spaziali

Con il recente interesse nelle missioni riguardanti la sfera lunare, il rischio di collisione cresce esponenzialmente, poiché le traiettorie seguite attraverserebbero praticamente tutte le fasce orbitali popolate da satelliti e detriti. Il risultato sarebbe l’inquinamento delle orbite cis-lunari (quelle risiedenti nella porzione di spazio tra Terra e Luna) e la creazione di detriti molto più instabili di quelli in orbita terrestre. Per evitare uno scenario simile ci sono proposte per regolamentare l’occupazione dello spazio in questione.


Per quanto riguarda invece lo spazio terrestre, in vista dei numeri in crescita, l’industria spaziale sta dedicando particolare attenzione alla mitigazione del rischio di collisione tramite un meticoloso studio delle traiettorie di missione, pianificazione dello smaltimento a fine missione e, più di recente, la pulizia attiva delle orbite. Grossi colossi del settore, tra cui ESA, Northrop-Grumman e NASA, hanno intenzione di attuare strategie che permetterebbero la rimozione almeno dei detriti di dimensioni più grandi. Le missioni di questo tipo coinvolgono l’identificazione delle minacce principali, in rapporto alle capacità dell’hardware a bordo, il coordinamento con il moto orbitale e rotatorio dell’obbiettivo e la sua conseguente cattura. In seguito, sarebbe pronto ad essere trasportato e rilasciato in un’orbita in rotta di rientro.

Satellite manutenzione spaziale detriti

In conclusione, la passata ed attuale emozione nella conquista dello spazio ci ha portati ad inquinare lo spazio circostante il nostro pianeta, oltre che la sua superficie. Sebbene le conseguenze dei due tipi di contaminazione siano ben diverse, sono egualmente dannose per il genere umano, possibilmente minacciando il futuro dell’esplorazione dello spazio esterno. Pertanto, è bene ricordare che lo spazio è immenso, ma per esplorarlo, dovremmo imparare anche a prendercene cura.

ASTEC TEAM SIMONE SEMERARO

Condividi

Autore: Simone Semeraro 16 giugno 2026
Il 10 giugno 2026, l’amministratore delegato di Blue Origin Dave Limp chiude un post sul social media X con “ Gradatim Ferociter ”, traduzione latina del motto della compagnia “ step by step, ferociously ” (un passo alla volta, ferocemente in italiano). Il comunicato descrive dettagli riguardanti lo stato del complesso di lancio a seguito dell’esplosione del razzo New Glenn del precedente 28 maggio.
Autore: AstroBenny (Benedetta Facini) 9 giugno 2026
La società spaziale statunitense Vast ha annunciato due importanti accordi con Francia e Regno Unito che potrebbero aprire una nuova fase della partecipazione europea alle missioni spaziali commerciali. Le intese prevedono il coinvolgimento di astronauti dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) in future missioni dirette sia verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) sia verso Haven-1 , la prima stazione spaziale commerciale sviluppata da Vast. Le iniziative rappresentano un ulteriore passo avanti nella transizione verso un'economia spaziale privata, in cui aziende commerciali affiancheranno progressivamente le agenzie governative nelle attività in orbita terrestre bassa.
Autore: Tiziana Cardone 5 giugno 2026
Ogni secondo il Sole emette un flusso continuo di particelle cariche, noto come vento solare . Normalmente non ce ne accorgiamo, perché il nostro pianeta è protetto da uno scudo invisibile: la magnetosfera , una gigantesca bolla magnetica che devia gran parte delle particelle provenienti dalla nostra stella. Ma cosa succede quando il Sole diventa particolarmente attivo? Come reagisce la magnetosfera durante una tempesta solare? E in che modo questi fenomeni possono influenzare i satelliti, le telecomunicazioni, i sistemi di navigazione o persino le reti elettriche sulla Terra? Per rispondere a queste domande nasce SMILE (Solar wind Magnetosphere Ionosphere Link Explorer) , una missione congiunta tra l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e l’Accademia Cinese delle Scienze. L’obiettivo è comprendere meglio l’interazione tra il vento solare e l’ambiente magnetico terrestre, migliorando la nostra conoscenza della cosiddetta meteorologia spaziale (space weather) .
Autore: Lorenzo Esposito 3 giugno 2026
Immagina di salire su un ascensore… e non fermarti mai. Niente piani, niente grattacieli. Solo cielo, poi spazio, poi stelle. Niente rombo di razzi, niente accelerazioni schiaccianti. Solo una salita lenta e continua verso l’orbita terrestre. Fantascienza? Forse. Ma anche una delle idee più affascinanti e studiate dell’ingegneria spaziale moderna: l’ascensore spaziale. Potrebbe sembrare una trovata da film, ma dietro c’è una base scientifica sorprendentemente solida. La vera domanda non è “se sia possibile in teoria”, ma “se riusciremo mai a costruirlo davvero”.
Autore: Daniela Giannoccaro 28 maggio 2026
L’intelligenza artificiale è già entrata nella vita dei nostri figli. Molti adulti però se ne stanno accorgendo solo ora, altri non sanno ancora davvero cosa sia. Oggi utilizziamo l’AI per scrivere, studiare, cercare informazioni, creare immagini o organizzare il lavoro. I ragazzi la incontrano quotidianamente, spesso con naturalezza e curiosità. Il rischio però è che, a volte, inizino a farsi sostituire da essa invece di usarla come strumento. Ed è qui che entra in gioco il ruolo educativo.
Autore: AstroBenny (Benedetta Facini) 26 maggio 2026
L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha annunciato la finestra di lancio per la missione che vedrà protagonisti i satelliti Sentinel-3C e FLEX (Fluorescence Explorer). Il lancio avverrà il primo settembre dallo spazioporto europeo di Kourou, nella Guyana Francese, a bordo del vettore europeo Vega-C operato da Arianespace. Per la prima volta un satellite del programma Copernicus (Sentinel-3C) e una missione della famiglia Earth Explorer (FLEX) voleranno in configurazione a tandem per misurare il "bagliore" emesso dalle piante durante la fotosintesi per monitorare in tempo reale lo stato di salute della vegetazione.
Autore: Elisa Goffo 20 maggio 2026
Le tempeste su Giove sono tra i fenomeni atmosferici più spettacolari dell'intero Sistema Solare. Sono costituite da enormi sistemi dinamici che possono durare anni, decenni o addirittura secoli. Lo studio di queste strutture ci aiuta a comprendere non solo Giove, ma anche il meteo sulla Terra.
Autore: AstroBenny (Benedetta Facini) 12 maggio 2026
La NASA e l’agenzia spaziale russa Roscosmos stanno ultimando i preparativi per il lancio della missione Soyuz MS-29. La missione, della durata di circa otto mesi, è prevista per il 14 luglio e raggiungerà la Stazione Spaziale Internazionale dove verrà effettuato uno scambio di equipaggio con la missione precedente. Il lancio avverrà dal Cosmodromo di Baikonur in Kazakistan a bordo di una navicella Soyuz.
Autore: Liliana Balotti 5 maggio 2026
La costellazione italiana per l’osservazione della Terra IRIDE si arricchisce di nuovi elementi: sono stati messi in orbita altri sette satelliti della componente HEO (Hawk for Earth Observation) , rafforzando una delle infrastrutture spaziali più avanzate sviluppate in Europa. Il lancio è avvenuto il 3 maggio 2026 dalla base di Vandenberg Space Force Base, in California, nell’ambito della missione CAS500-2, a bordo di un razzo Falcon 9. I satelliti sono stati inseriti in orbita eliosincrona, una particolare orbita terrestre bassa che consente condizioni di illuminazione costanti, ideale per le attività di osservazione della Terra.
Autore: Giovanni Garofalo 30 aprile 2026
Gli impatti di comete e asteroidi rappresentano un rischio naturale continuo per la Terra. Sebbene la maggior parte dei corpi extraterrestri venga distrutta durante l’ingresso atmosferico, oggetti di dimensioni maggiori possono raggiungere la superficie e produrre effetti distruttivi su scala locale, regionale o globale.
Show More