Hacker di satelliti

Simone Semeraro • 9 luglio 2024

Al giorno d’oggi, siamo estremamente dipendenti dalle informazioni che riceviamo dallo spazio. L’esempio più comune di utilizzo di satelliti è il GPS, strumento su cui ci affidiamo quasi su base quotidiana, per navigare le zone a noi sconosciute grazie alla tecnologia di triangolazione; ma non è tutto, infatti dallo spazio otteniamo anche preziose informazioni per tracciare merci, veicoli e persino catastrofi climatiche, grazie ai satelliti per il telerilevamento.


Se ad un tratto non potessimo più far riferimento alle tecnologie satellitari, le nostre vite ne sarebbero profondamente colpite, rispedendoci forse mezzo secolo indietro. Quindi sorge spontaneo chiedersi: ci difendiamo attivamente dai possibili attacchi di hacking a danno dei satelliti in orbita? Fortunatamente la risposta è affermativa, tuttavia, le carte in tavola sono cambiate solo molto di recente.

Benché ci siano attacchi documentati da prima degli anni ’90, quando un satellite dell’emittente televisivo statunitense HBO fu hackerato da un utente scontento dei prezzi troppo elevati nel 1986, la guerra in Ucraina ha aperto gli occhi ai settori difensivi di tutto il mondo, in seguito ad un attacco subito dalla compagnia americana Viasat, incaricata del coordinamento delle forze armate ucraine. I dispositivi collegati ai satelliti hanno subito una cancellazione permanente di tutti i dati solamente un’ora prima dell’inizio del conflitto il 24 febbraio 2022.

Ci troviamo ad affrontare nuovi problemi legati al futuro sviluppo dell’economia e della tecnologia spaziale. Basti pensare a tutti i progetti su cui si pone molta enfasi e risorse e saltano subito all’occhio le potenziali vulnerabilità da rinforzare: per le mega costellazioni di satelliti (Starlink) la posizione relativa dei satelliti è vitale per scongiurare eventi a catena, per le missioni mirate all’utilizzo di risorse locali (ISRU) la quantità e il tipo di minerali da recuperare sono i punti cardine, mantenere il controllo di stazioni ad equipaggio umano (ISS) per evitare possibili scenari mortali per gli astronauti o i futuri turisti spaziali, e la lista continua.

Alcune soluzioni proposte riguardano l’incremento dell’autonomia e del numero di satelliti o operatori, classificati in generale come “agenti”, per permettere la disseminazione delle informazioni. Anche un network di agenti non è però esente da problemi. Infatti, tra i molti attacchi noti, sicuramente il problema dei generali bizantini (Byzantine fault) è ben noto agli esperti del settore. Sicuramente questi scenari possibili stanno devolvendo le risorse di tutte le agenzie spaziali mondiali, ma in queste situazioni non possiamo far altro che imparare e risolvere oggi i problemi del domani.

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Autore: AstroBenny (Benedetta Facini) 27 gennaio 2026
La missione Artemis II rappresenta il ritorno dell’umanità verso la Luna e sarà la prima missione con equipaggio del programma Artemis della NASA. Dopo il successo di Artemis I, missione senza equipaggio che ha testato il razzo Space Launch System (SLS) e la capsula Orion, Artemis II porterà per la prima volta degli astronauti a viaggiare oltre l’orbita terrestre dai tempi delle missioni Apollo.
Autore: Gabriele Dessena 22 gennaio 2026
Quando si pensa al trasporto aereo merci, vengono subito in mente pallet, container e colli di normali dimensioni. Ma l’industria aeronautica ha un problema molto diverso: spostare oggetti enormi, come ali, sezioni di fusoliera o piani di coda. Smontarli e rimontarli richiederebbe tempo, e sarebbe impossibile per alcuni componenti, e ci si esporrebbe a rischi di danneggiamento. Ecco perché esiste una famiglia molto particolare di velivoli: i super-trasportatori per carichi fuori sagoma, riconoscibili da forme quasi da cartone animato.
Autore: Giovanni Garofalo 20 gennaio 2026
La missione Hera dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) è un progetto di difesa planetaria che andrà ad esplorare in dettaglio un sistema di asteroidi binari, composto da un asteroide principale (65803 Didymos) e da un suo piccolo satellite naturale (Deimos). La particolarità di Hera è che non è un solo veicolo spaziale: al suo interno ospita due CubeSat, piccoli satelliti che saranno rilasciati e faranno esperimenti ravvicinati sulla superficie degli asteroidi (previsto per fine 2026). Studierà gli effetti dell'impatto della sonda statunitense DART contro il satellite Dimorphos avvenuto il 26 settembre 2022: misurerà la variazione dell'orbita causata dall'impatto e le dimensioni del cratere e della nuvola di detriti che si sono creati.
Autore: Simone Semeraro 15 gennaio 2026
L’Agenzia Spaziale Italiana ha lanciato terzo satellite di COSMO-SkyMed (“constellation of small satellites for mediterranean basin observation”, tradotto “costellazione di piccoli satelliti per l’osservazione del bacino mediterraneo”), il primo satellite dell’anno. Si tratta della seconda generazione dell’omonima costellazione (abbreviata CSK), costituita da quattro satelliti lanciati nel 2007, 2008 e 2010, la prima dedicata al telerilevamento a scopo duale , sia militare che civile.
Autore: AstroBenny (Benedetta Facini) 12 gennaio 2026
La NASA e SpaceX si preparano ad inviare la missione Crew-12 verso la Stazione Spaziale Internazionale; il lancio è previsto per il 15 febbraio a bordo di una navetta Crew Dragon di SpaceX. Crew-12 è la dodicesima missione di rotazione dell’equipaggio di SpaceX per la NASA nell’ambito del Commercial Crew Program della NASA.
Autore: Tiziana Cardone 9 gennaio 2026
Introduzione Chi ha avuto la fortuna di assistere a un’eclissi solare totale conosce lo spettacolo unico della corona solare , quell’alone luminoso che circonda il disco del Sole e diventa visibile solo quando la Luna blocca completamente la luce solare diretta. Si tratta dell’atmosfera esterna del Sole, estremamente tenue eppure più calda della superficie solare, il cui studio è fondamentale per comprendere l’attività della nostra stella. Tuttavia, al di fuori delle brevi e rare eclissi totali visibili da Terra, osservare la corona in continuità era finora impossibile: le sonde spaziali potevano inquadrare bene solo il disco solare e le regioni più esterne della corona, lasciando un “vuoto” di osservazione proprio nelle regioni interne di questa atmosfera solare. La nuova missione Proba-3 dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) nasce proprio per colmare questo vuoto, grazie a una soluzione tecnologica audace: creare eclissi solari artificiali nello spazio . In questo articolo esploreremo come Proba-3 realizza questo obiettivo, quali tecnologie innovative impiega (dal volo in formazione al cosiddetto “occultatore volante”) e quali scoperte scientifiche potrebbe regalarci riguardo al Sole. Un vuoto nell’osservazione solare colmato da Proba-3 Per decenni gli scienziati hanno cercato di osservare la corona solare interna – la parte dell’atmosfera del Sole più vicina alla superficie – ma con strumenti tradizionali non era semplice. Da un lato, telescopi ed osservatori solari spaziali possono osservare bene solo il disco brillante del Sole e la corona più esterna; dall’altro, la corona interna è così fioca rispetto al bagliore del Sole che risulta visibile dalla Terra solo nei brevi istanti di totalità di un’eclissi naturale. Ciò ha lasciato un importante gap osservativo : le regioni della corona comprese tra il bordo del disco solare e le zone già coperte dai coronografi tradizionali sono rimaste poco esplorate, con osservazioni sporadiche e inconsistenti. Proba-3 è stata progettata per riempire proprio questo vuoto , offrendo agli scienziati la possibilità di studiare continuativamente la corona interna in condizioni simili a un’eclissi totale, ma su base regolare . L’interesse per questa regione “nascosta” del Sole è enorme. È infatti nella corona interna che il vento solare inizia ad accelerare – quel flusso di particelle cariche emesse dal Sole che investe l’intero Sistema Solare – e dove prendono forma la maggior parte delle espulsioni di massa coronale (in inglese Coronal Mass Ejections, CME). I CME sono gigantesche bolle di plasma magnetizzato scagliate nello spazio dal Sole, talvolta in grado di raggiungere la Terra e disturbare i satelliti, le reti elettriche e le comunicazioni. Studiando da vicino l’origine e l’evoluzione di questi fenomeni, gli scienziati sperano di capire meglio come si innescano le CME e come il vento solare viene accelerato , migliorando anche la nostra capacità di previsione del meteo spaziale. Proba-3, con le sue osservazioni dettagliate, fornirà dati preziosi per avanzare questa comprensione. Damien Galano, responsabile del progetto Proba-3, ha sottolineato che grazie ai sofisticati sistemi di posizionamento a bordo i due satelliti sono in grado di creare un’eclissi artificiale in orbita, e la missione sta mantenendo la promessa di colmare il gap osservativo che finora limitava lo studio della corona solare.
Autore: Daniela Giannoccaro 2 gennaio 2026
Prospettiva del nuovo anno: trasformare la curiosità in un’abitudine quotidiana, abbattere gli stereotipi di genere e valorizzare le abilità STEM fin dai primi anni. Non serve essere esperti: bastano tempo, entusiasmo e voglia di esplorare insieme. Piccoli passi oggi possono diventare grandi scoperte domani.
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Blue Origin lancerà la missione Blue Moon Pathfinder Mission 1 (MK1-SN001) verso la Luna a inizio 2026. Blue Moon Pathfinder sarà il volo inaugurale del lander lunare Blue Moon, progettato da Blue Origin per gestire trasporti cargo e di astronauti tra la Terra e la superficie lunare.
Autore: Lorenzo Esposito 19 dicembre 2025
La Luna è tornata al centro delle ambizioni delle agenzie spaziali e delle compagnie private. Missioni come Artemis mirano non solo a riportare l'essere umano sul nostro satellite, ma anche a stabilire basi permanenti sulla sua superficie. Nel mondo dello sport e dello spettacolo, per gestire le emozioni e anticipare i possibili imprevisti, atleti e artisti si preparano con ore e ore di allenamento in condizioni simili a quelle che affronteranno durante la gara o lo spettacolo.  Ma come si prepara un equipaggio, o una tecnologia, a funzionare in un ambiente tanto estremo come quello lunare, senza poter fare una vera “prova generale” sul posto? La risposta si trova nei Lunar Analogue : luoghi sulla Terra, naturali o artificiali, che riproducono alcune caratteristiche della superficie lunare. Il loro scopo è individuare problemi, limiti o aspetti critici che potrebbero non emergere durante la fase di progettazione preliminare di una missione spaziale.
Autore: Elisa Goffo 17 dicembre 2025
Nel 2015, il telescopio spaziale Hubble immortalò l'ammasso di galassie SDSS J1038+4849, rivelandoci un'immagine peculiare che ricorda un volto sorridente come quello dello Stregatto di Alice nel Paese delle Meraviglie. SDSS J1038+4849, chiamato anche il Gatto del Cheshire , è un ammasso di galassie nella costellazione dell'Orsa Maggiore a circa 4,6 miliardi di anni luce da noi, formato da due sottoammassi di galassie.
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