Edu-stem: lo spazio d'apprendimento

Daniela Giannoccaro • 20 maggio 2023

Lo spazio d'apprendimento innovativo e la sua nuova organizzazione!

L’attenzione per lo spazio dell’apprendimento non è un tema nuovo: i padri fondatori dell’attivismo pedagogico avevano già riconosciuto un ruolo chiave dell’ambiente nei processi di insegnamento e apprendimento.

Da Don Milani alla Montessori e Dewey, da Freinet a Malaguzzi, chiunque abbia avvertito la necessità di mettere in primo piano lo studente è giunto alla conclusione che la cattedra e la sua collocazione sono l’emblema di una relazione di tipo gerarchico.


D’altronde, l’aula stessa con i banchi allineati propone un’unica visuale: quella di uno spazio pensato per dispensare informazioni e nozioni, per supportare la lezione frontale e per favorire un atteggiamento di ascolto da parte degli studenti.

Un’organizzazione di questo tipo è funzionale a promuovere un’idea di scuola che rispecchia il modello della società industriale (Biondi, 2007).


La società dell’informazione e della conoscenza (Castells, 2008) ha sovvertito queste logiche, mettendo fortemente in crisi le strutture gerarchiche e favorendo processi orizzontali e reticolari allo sviluppo dei quali il web 2.0 ha certamente contribuito ponendo al centro l’individuo e i suoi bisogni.


“Il ‘fare scuola’ oggi significa mettere in relazione la complessità di modi radicalmente nuovi di apprendimento con un’opera quotidiana di guida, attenta al metodo, ai nuovi media e alla ricerca multi-dimensionale.”

La definizione e la realizzazione delle strategie educative e didattiche devono sempre tener conto della singolarità e complessità di ogni persona, della sua articolata identità, delle sue aspirazioni, capacità e delle sue fragilità, nelle varie fasi di sviluppo e di formazione.


La scuola si deve costruire come luogo accogliente, coinvolgendo in questo compito gli studenti stessi. Sono, infatti, importanti le condizioni che favoriscono lo star bene a scuola, al fine di ottenere la partecipazione più ampia dei bambini e degli adolescenti a un progetto educativo condiviso. L’organizzazione degli spazi e dei tempi diventa elemento di qualità pedagogica dell’ambiente educativo e pertanto deve essere oggetto di esplicita progettazione e verifica.


L’acquisizione dei saperi richiede un uso flessibile degli spazi, a partire dalla stessa aula scolastica, ma anche la disponibilità di luoghi. La centralità della persona, il nuovo umanesimo e l’apertura al territorio trovano nell’ambiente di apprendimento il contesto idoneo per organizzare i saperi e per stare bene: benessere e accoglienza, flessibilità, identità ma anche socialità sono le parole chiave che emergono con forza dalle linee guida. L’aula con i banchi allineati è sempre meno adatta per questo scenario di riferimento (Bagnara et al, 2014).


Anche la ricerca educativa fornisce un sostegno a questa tesi a conferma di ciò, un interessante lavoro pone attenzione sulla lezione frontale, domandandosi: è una strategia didattica superata?

“No, ma ciò dipende dal come la si svolge. Non deve essere impostata come solo momento trasmissivo poiché risulterebbe inefficace. La lezione frontale risulta efficace quando è interattiva, strutturata con azioni volte a massimizzare l’efficacia del trasferimento d’informazioni e della costruzione di valide rappresentazioni mentali da parte degli studenti. 


Tecniche: esplicitazione di obiettivi e criteri di valutazione, uso di organizzatori anticipati (schemi, mappe, tassonomie…), tecniche di comparazione e contrasto (similarità e differenze), modelling (spiegazione ed esempi), durata limitata per l’esposizione dei contenuti, pratica guidata e controllo da parte dello studente di quanto appreso (valutazione formativa)”.

La lezione frontale acquista senso in continuità e complementarietà con altri momenti didattici che possono richiedere attività individuali o da svolgere in gruppi di pari, di piccole o medie dimensioni, restituzioni e presentazioni in plenaria, discussione e brainstorming…



È chiaro che questa varietà di azioni non può essere ospitata nella classe mono-setting che tutti conosciamo.

Una scuola d’avanguardia nasce da un nuovo modello di apprendimento e di funzionamento interno, nel quale la centralità dell’aula viene superata. Una scuola d’avanguardia rende duttili i suoi ambienti affinché vi siano spazi sempre abitabili dalla comunità scolastica per lo svolgimento di attività didattiche, per la fruizione di servizi, per usi anche di tipo informale; spazi dove lo scambio di informazioni avviene in modo non strutturato, dove lo studente può studiare da solo o in piccoli gruppi, dove può approfondire alcuni argomenti con l’insegnante, ripassare, rilassarsi.

Una scuola d’avanguardia si apre all’esterno e diventa baricentro e luogo di riferimento per la comunità locale: aumentando la vivibilità dei suoi spazi, diventa un civic center in grado di fare da volano alle esigenze della cittadinanza e di dare impulso e sviluppo a istanze culturali, formative e sociali (dal Manifesto).


Molte di queste idee hanno un impatto diretto sugli spazi e sui setting dell’apprendimento, tra queste: “aule laboratorio disciplinari” (le aule sono assegnate in funzione delle discipline, riprogettate e allestite con un setting funzionale), “spazio flessibile” (una nuova concezione dell’ambiente-classe grazie all’allestimento di spazi modulari integrati con le ICT), “TEAL, tecnologie per l’apprendimento attivo” (metodologia definita dal MIT di Boston prevede un’aula con postazione centrale per il docente, tavoli a isole per gli studenti e punti di proiezione per ciascuno di essi), “Flipped classroom” (la lezione diventa compito a casa e il tempo in classe è usato per attività collaborative, esperienze, dibattiti e laboratori), “dentro/fuori la scuola” (la scuola diventa attore attivo del territorio di riferimento stabilendo con esso un legame biunivoco).

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