Asteroidi: quali sono i più vicini?

Giovanni Garofalo • 23 ottobre 2024

Grazie al prezioso contributo congiunto di scienziati, astrofisici, agenzie spaziali e privati, gli ultimi due secoli abbiano visto importanti scoperte nel campo dell’osservazione e della classificazione degli asteroidi. Comunque, sono ancora molte le sfide riguardanti lo studio di questi innumerevoli corpi celesti, a partire dalla corretta identificazione e valutazione del rischio riguardante una potenziale collisione con il pianeta Terra. Lo studio delle loro caratteristiche ha reso possibile e più completa la storia del cosmo e nella dinamica di moltissime orbite celesti. Ogni regione dello spazio racconta una storia diversa, a partire dalla famosa fascia degli asteroidi tra Marte e Giove, fino ad arrivare alla fascia di Kuiper, situata alla periferia del Sistema Solare. In questo articolo ne affronteremo le caratteristiche.


Asteroidi Near-Earth

Gli asteroidi near-Earth (NEA) sono corpi celesti il cui percorso orbitale li porta ad avvicinarsi all'orbita terrestre. Questi asteroidi provengono per lo più dalla fascia principale, ma possono anche derivare da comete o altri corpi celesti. Vengono suddivisi in gruppi a seconda della loro orbita: il gruppo principale è rappresentato dalla classe Apollo (caratterizzato da un'orbita con semiasse maggiore superiore ad una unità astronomica e un perielio inferiore a 1,017 UA). La classe di asteroidi comprende oggetti potenzialmente pericolosi per la Terra a causa della possibilità di un impatto catastrofico. Segue la classe Amor (che passano vicino alla Terra ma senza attraversarne l'orbita) e la classe Aten (le cui orbite sono all'interno dell'orbita della Terra, e la incrociano nei pressi del loro afelio). Uno dei motivi per cui lo studio degli asteroidi near-Earth è importante è il loro potenziale impatto sulla Terra. Anche piccoli asteroidi (5-10 metri) possono causare numerosi danni in atmosfera. Impatti di asteroidi più grandi potrebbero avere effetti devastanti su scala globale.


Un esempio di ciò è rappresentato dall'ipotesi Alvarez, avanzata nel 1980 dal fisico Luis Alvarez e da suo figlio, il geologo Walter Alvarez. L'ipotesi propone che un asteroide di circa 10 km di diametro abbia colpito la Terra circa 66 milioni di anni fa, innescando cambiamenti climatici globali che portarono all'estinzione di massa di molte specie terrestri. Questa teoria è supportata dalla scoperta di uno strato ricco di iridio, un elemento raro sulla Terra ma abbondante negli asteroidi, presente in tutto il mondo in depositirisalenti a quell'epoca. Si ritiene che l'impatto abbia creato il cratere di Chicxulub nella penisola dello Yucatán.

La Fascia degli Asteroidi

La fascia principale degli asteroidi è una regione del Sistema Solare situata tra le orbite di Marte e Giove. Contiene la maggior parte degli asteroidi conosciuti, corpi rocciosi di varie dimensioni che orbitano attorno al Sole. La fascia principale si estende tra 2,1 e 3,3 unità astronomiche (UA) dal Sole. Essa rappresenta una sorta di "confine" tra i pianeti rocciosi interni e i giganti gassosi esterni. Gli asteroidi della fascia si suddividono in varie classi spettrali in base alla loro composizione chimica. Le tre classi principali sono:

1.     Asteroidi di tipo C ricchi di carbonio, sono i più comuni;

2.    Asteroidi di tipo S composti prevalentemente da silicati;

3.    Asteroidi di tipo M prevalentemente metallici.


Si ritiene che la fascia sia il risultato di materiali che non si sono mai aggregati per formare un pianeta a causa delle perturbazioni gravitazionali di Giove. La più grande struttura nella fascia è il pianeta nano Cerere. Numerosi asteroidi formano "famiglie", gruppi con parametri orbitali simili, probabilmente originati dalla frammentazione di oggetti più grandi a seguito di collisioni.

La Fascia di Edgeworth-Kuiper

La fascia di Kuiper è una vasta regione del sistema solare che si estende oltre l'orbita di Nettuno, tra circa 30 e 55 unità astronomiche (UA) dal Sole. È simile alla fascia degli asteroidi, ma molto più grande e composta principalmente da corpi ghiacciati e piccoli oggetti, noti come KBO (Kuiper Belt Objects). Tra questi si trovano pianeti nani come Plutone, Haumea e Makemake.


La fascia di Kuiper è considerata una zona di detriti rimasti dalla formazione del sistema solare, dove i “planetesimi”, frammenti del disco protoplanetario, non si sono mai aggregati in pianeti veri e propri. Questa regione è influenzata dalla gravità di Nettuno, che destabilizza alcune orbite e ne modifica la distribuzione, creando vuoti e risonanze orbitali. Ad esempio, corpi in risonanza orbitale con Nettuno mantengono orbite stabili, mentre altri sono espulsi verso il disco diffuso​.


La fascia è suddivisa in diverse popolazioni di oggetti, tra cui la "popolazione fredda", con orbite quasi circolari, e la "popolazione calda", migrata da regioni più interne a causa delle interazioni gravitazionali con i pianeti giganti​.


Nube di Oort

La nube di Oort è una vasta regione del sistema solare, situata oltre l'orbita di Nettuno, che contiene una grande quantità di corpi ghiacciati. Si estende da circa 2.000 fino a 100.000 unità astronomiche (UA) dal Sole e si ipotizza che abbia una forma sferica. Questa nube è considerata come la fonte principale di comete aventi un lungo periodo di rivoluzione. Infatti, alcune orbite ellittiche molto accentuate possono impiegare migliaia di anni prima completare una rivoluzione attorno al Sole. Si pensa che la nube di Oort si sia formata dai materiali rimasti dopo la formazione dei pianeti, e siano stati influenzati dalla gravità dei pianeti. La nube di Oort rimane difficile da osservare direttamente, ma la sua esistenza è supportata da modelli teorici e osservazioni di comete. La sua scoperta ha importanti implicazioni per la comprensione della dinamica del sistema solare e della formazione dei corpi celesti.


Conclusione

Queste regioni del sistema solare non solo ospitano una varietà immensa di asteroidi, ma offrono anche preziose informazioni sulla formazione e l'evoluzione del nostro “giardino solare”. Gli studi su queste aree continuano a rivelare nuove scoperte, contribuendo a una comprensione più profonda della nostra posizione nell'universo.


Condividi

Autore: Gabriele Dessena 12 marzo 2026
Negli ultimi anni la chiusura di porzioni di spazio aereo è diventata uno dei problemi più delicati per l’aviazione civile. Due casi pesano più di tutti: l’ Ucraina , il cui spazio aereo è sostanzialmente fuori uso per il traffico civile dal 2022, e il Medio Oriente , dove le tensioni militari continuano a rendere instabili alcune delle rotte più importanti tra Europa, Asia e Golfo Persico. Quando vengono meno corridoi così strategici, il traffico non si ferma di colpo, ma si sposta, si comprime e si redistribuisce altrove. È proprio qui che si vede quanto il trasporto aereo moderno sia una rete globale, e non una semplice somma di voli indipendenti. Quando si dice che uno spazio aereo è chiuso, non significa sempre che nessun aereo possa più attraversarlo . In alcuni casi il divieto è totale, in altri riguarda solo certe quote, alcuni settori o periodi limitati. Le informazioni vengono diffuse tramite i NOTAM , cioè avvisi ufficiali rivolti agli operatori del volo. In Europa, il quadro generale è coordinato da EUROCONTROL , l’organizzazione intergovernativa che supporta la gestione del traffico aereo europeo, e in particolare dal suo Network Manager, cioè la struttura che sviluppa e gestisce la rete del traffico aereo in Europa e oltre, cercando di garantire un flusso sicuro e regolare anche quando una parte del sistema entra in crisi. In termini semplici, EUROCONTROL guarda l’insieme, mentre il Network Manager ne coordina il funzionamento operativo.
Autore: AstroBenny (Benedetta Facini) 10 marzo 2026
L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e la Rocket Lab si stanno preparando a compiere un passo importante verso il futuro della navigazione satellitare con il lancio di una coppia di satelliti sperimentali destinati ad aprire una nuova fase nello sviluppo dei sistemi di posizionamento globale. La missione, denominata Celeste , rappresenta uno dei progetti più innovativi dell’ESA nel campo dei servizi di navigazione . L’iniziativa prenderà ufficialmente il via con il lancio dei primi due satelliti dimostrativi, progettati per testare tecnologie che potrebbero dare origine a una nuova generazione di sistemi di posizionamento basati su satelliti in orbita bassa terrestre. Il lancio della missione, battezzato “ Daughter of the Stars ”, è previsto per il 24 marzo dal complesso di lancio situato nella penisola di Māhia, in Nuova Zelanda. A portare in orbita i satelliti sarà il razzo Electron , sviluppato e operato da Rocket Lab, una società specializzata in lanci di piccoli satelliti.
Autore: Giovanni Garofalo 6 marzo 2026
Quando pensiamo a un asteroide immaginiamo spesso un grande “sasso” compatto che vaga nello spazio. In realtà, il loro interno può essere molto diverso. È importante capire quale può essere la sua composizione ed è fondamentale analizzane il più possibile per poter ricostruire la storia del Sistema Solare e prevedere, per un futuro prossimo, come questi corpi reagiscono agli impatti.
Autore: Liliana Balotti 26 febbraio 2026
La missione Artemis II della NASA, che sarebbe dovuta decollare all’inizio di marzo 2026 per riportare astronauti a volare intorno alla Luna per la prima volta da oltre cinquant’anni, non partirà entro quella data e vede ora la sua prima possibile finestra di lancio slittata al mese di Aprile .
Autore: AstroBenny (Benedetta Facini) 24 febbraio 2026
Blue Origin effettuerà il terzo lancio del razzo New Glenn entro fine febbraio. La missione New Glenn-3 (NG-3) vedrà il primo riutilizzo di un booster del New Glenn, chiamato “ Never Tell Me The Odds ”, e il dispiegamento del primo satellite BlueBird Block 2 di nuova generazione di AST SpaceMobile.
Autore: Lorenzo Esposito 20 febbraio 2026
Quando si parla di missioni spaziali, l’immaginario comune è fatto di lanci perfetti, manovre calcolate al millimetro e sonde che, dopo viaggi lunghissimi, raggiungono il loro obiettivo. In realtà, l’esplorazione spaziale è un’attività estremamente complessa, in cui l’errore è una possibilità concreta , anche quando tutto sembra essere stato pianificato nei minimi dettagli. Lo spazio non è un laboratorio controllato: è un ambiente ostile, distante e quasi impossibile da correggere una volta commesso un errore. Proprio per questo, alcuni dei più importanti progressi dell’ingegneria spaziale sono nati da missioni fallite , analizzate con rigore e trasparenza. Fallire nello spazio: una possibilità reale Ogni missione spaziale combina hardware, software, modelli matematici e decisioni umane. Anche un singolo errore può compromettere anni di lavoro e investimenti enormi. A differenza di altri settori tecnologici, nello spazio la possibilità di intervenire direttamente è remota . Sebbene esistano casi nella storia di manutenzione in orbita, ad oggi, queste richiedono spesso una missione specifica, altissimi costi e soluzioni ingegneristiche molto complesse. Anche sul lato software, sebbene aggiornamenti e modifiche siano possibili, spesso questi comportano giorni di inoperatività del satellite. Per questo motivo, gli errori non vengono considerati solo come insuccessi, ma come occasioni di apprendimento fondamentali: le così dette lessons learned .
Autore: Daniela Giannoccaro 18 febbraio 2026
“Non sono portato per la matematica.” Quante volte questa frase viene pronunciata da studenti — e, prima ancora, dagli adulti? L’idea che la matematica sia una disciplina per pochi, riservata ai talenti naturali, è profondamente radicata nella nostra cultura. E spesso il primo luogo in cui questa convinzione si consolida è la famiglia. Frasi come “Anch’io ero negato” o “Noi non siamo portati per i numeri” sembrano innocue, ma trasmettono un messaggio potente: la competenza matematica sarebbe un dono innato, non una capacità da costruire.
Autore: Elisa Goffo 12 febbraio 2026
La corona solar e è la parte più esterna dell'atmosfera del Sole ed è anche una delle regioni più affascinanti e misteriose della nostra stella. Infatti la corona presenta condizioni fisiche estreme che ancora oggi non sono completamente comprese.
Autore: AstroBenny (Benedetta Facini) 10 febbraio 2026
Il 12 febbraio 2026 Arianespace lancerà in orbita un gruppo di satelliti della costellazione Amazon LEO utilizzando il nuovo lanciatore Europeo Ariane 6. La missione, identificata come Amazon LE-01 (Leo Europe 01) / VA267 , porterà in orbita bassa terrestre 32 satelliti destinati alla rete globale di comunicazioni di Amazon. Il decollo avverrà dallo Spazioporto Europeo di Kourou, nella Guyana Francese. Verrà utilizzata la versione Ariane 64 del lanciatore, progettata per missioni ad alta capacità come questa grazie ai quattro booster laterali.
Autore: Lucia Pigliaru 3 febbraio 2026
La missione εpsilon rappresenta un importante traguardo per l’Europa nello spazio. Non è semplicemente un volo verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS), ma il simbolo di come ogni contributo, possa avere un grande impatto in un progetto globale come l’esplorazione spaziale.
Show More