Le “distanze” di sicurezza in decollo e atterraggio

Gabriele Dessena • 9 gennaio 2025

Il decollo e l'atterraggio sono le fasi più critiche di un volo. In questi momenti, l'aeromobile è più vicino al suolo e soggetto ad uno scenario più complesso, con il rischio potenziale di incidenti o anomalie. La separazione orizzontale e verticale tra velivoli è una delle misure fondamentali per garantire la sicurezza durante queste fasi.

Durante il decollo, il velivolo passa da una fase statica a una dinamica, aumentando progressivamente velocità e generando portanza fino a staccarsi da terra. Al contrario, l'atterraggio richiede la riduzione graduale della velocità, mantenendo controllo e stabilità fino al contatto con la pista. I rischi principali di queste fasi derivano da condizioni meteorologiche avverse, guasti tecnici o ostacoli sulla pista. Tuttavia, uno degli aspetti più critici riguarda la gestione delle distanze tra velivoli, che devono essere attentamente calcolate per evitare situazioni di pericolo.

Gestione delle distanze di sicurezza nelle fasi critiche



La separazione orizzontale e verticale viene implementata per prevenire collisioni e minimizzare i rischi legati alle turbolenze di scia. Quando un aeromobile di grandi dimensioni decolla o atterra, lascia dietro di sé un vortice  che può influenzare il controllo di altri velivoli, ancor di più se più piccoli. Questo fenomeno, se non adeguatamente gestito, può portare a gravi incidenti. Per questo motivo, le distanze minime tra velivoli sono rigorosamente definite e monitorate.


Durante il decollo i controllori del traffico aereo stabiliscono intervalli di separazione precisi, sia in termini di altitudine che di distanza laterale. Le distanze verticali sono solitamente di 1000 piedi per aeromobili che volano al di sotto dei 29.000 piedi, mentre la separazione orizzontale si aggira intorno alle cinque miglia nautiche. Questi valori non sono casuali, ma rappresentano il risultato di studi approfonditi e analisi delle dinamiche di volo.

Gli aeromobili che operano tra i livelli di volo FL290 e FL410 possono essere soggetti a un regime specifico chiamato RVSM (Reduced Vertical Separation Minimum). Questo sistema, o meglio l’insieme dei sistemi di navigazione che garantiscono ridondanza operativa, consente di ridurre la separazione verticale tra velivoli da 2000 a 1000 piedi, aumentando così la capacità dello spazio aereo. L'RVSM è stato implementato per ottimizzare il traffico aereo nelle altitudini più congestionate, mantenendo comunque un alto livello di sicurezza grazie a sistemi di bordo avanzati e rigidi requisiti di certificazione. Solo gli aeromobili dotati di attrezzature specifiche e con approvazione RVSM possono operare in questo spazio aereo, garantendo che la separazione minima venga mantenuta in modo sicuro e affidabile.


In fase di atterraggio, il rispetto delle distanze di separazione assume un ruolo ancora più importante. Gli aeromobili in avvicinamento seguono traiettorie stabilite che garantiscono margini di sicurezza adeguati. In caso di conflitti o distanze non rispettate, i piloti sono istruiti a eseguire una procedura di go-around, risalendo e ripetendo l'approccio. Questo tipo di manovra è essenziale per mantenere la sicurezza in situazioni di traffico intenso.

Efficacia delle tecnologie avanzate nella gestione delle separazioni


L'utilizzo di tecnologie avanzate ha reso possibile una gestione sempre più efficace delle separazioni. Sistemi come il Traffic Collision Avoidance System (TCAS), che monitora la distanza tra velivoli e fornisce avvisi in tempo reale, o il Runway Awareness and Advisory System (RAAS), che assicura la consapevolezza sullo stato d’occupazione della pista durante le operazioni, contribuiscono a ridurre il rischio di incursioni o incidenti. Inoltre, il radar di avvicinamento fornisce ai controllori una visione chiara della posizione di ogni aeromobile, consentendo una gestione fluida del traffico aereo.

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