Edu-STEM: figli e intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale è già entrata nella vita dei nostri figli.
Molti adulti però se ne stanno accorgendo solo ora, altri non sanno ancora davvero cosa sia.
Oggi utilizziamo l’AI per scrivere, studiare, cercare informazioni, creare immagini o organizzare il lavoro. I ragazzi la incontrano quotidianamente, spesso con naturalezza e curiosità. Il rischio però è che, a volte, inizino a farsi sostituire da essa invece di usarla come strumento.
Ed è qui che entra in gioco il ruolo educativo.

I bambini e gli adolescenti non hanno paura dell’intelligenza artificiale. Gli adulti invece spesso sì, soprattutto quando non la conoscono. Alcuni la rifiutano completamente, altri la vedono come una minaccia inevitabile, ma la paura nasce quasi sempre da ciò che non comprendiamo.
Il problema, infatti, non è la tecnologia in sé.
Il problema è come impariamo a utilizzarla.

Per questo oggi educare significa anche insegnare il pensiero critico: aiutare i ragazzi a farsi domande, a distinguere ciò che è utile da ciò che può diventare dannoso, a comprendere che non tutte le risposte veloci sono necessariamente corrette.
Viviamo in un tempo in cui le informazioni arrivano ovunque e immediatamente e tanto velocemente. Avere accesso a tutto non significa saper scegliere bene.
Ed è qui che la presenza del genitore diventa fondamentale.
Un figlio non ha bisogno di un adulto esperto di tecnologia, ma ha bisogno di un adulto presente. Qualcuno con cui confrontarsi, che sappia ascoltare, accompagnare e restare dentro il cambiamento senza trasformarlo in uno scontro continuo.
Non possiamo fermare il futuro.

Possiamo però scegliere come accompagnare i nostri figli dentro di esso. Perché l’intelligenza artificiale cambierà molte cose, ma saranno ancora le relazioni a cambiare davvero le persone e a renderle più umane e competenti.
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