Peché Ingenuity suscita così tanto clamore?
Marilisa Pischedda • 6 aprile 2021
Dopo il successo del seguitissimo rover #Perseverance, il drone elicottero sembra attirare ancora maggiore attenzione. Perché?
La sfida tecnologica del rover Perseverance è complessa e articolata, ma #Ingenuity non è solo una sfida tecnologica, è qualcosa di più... 𝗜𝗻𝗴𝗲𝗻𝘂𝗶𝘁𝘆 𝗽𝗲𝗿𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗮' 𝗱𝗶 𝗱𝗶𝗺𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗲 𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗶𝗻 𝗴𝗿𝗮𝗱𝗼 𝗱𝗶 𝘃𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲 𝘀𝘂 𝗠𝗮𝗿𝘁𝗲!
🚀 Dal primo volo dei fratelli Wright del 1903 ad oggi la sfida è straordinaria: riuscire a far volare un aeromobile, dotato di propulsione, in grado di sollevarsi dalla superficie di un pianeta diverso dal nostro.
Siamo abituati ad avere dimestichezza con portanza, profilo alare, resistenza aerodinamica... in campo aeronautico, ma avere a che fare con un'atmosfera non terrestre è veramente una grande svolta.
Volare in maniera controllata su Marte è infatti molto più difficile che volare sulla Terra, perché?
➡️ La 𝗴𝗿𝗮𝘃𝗶𝘁𝗮' marziana è circa un terzo di quella terrestre, ma la 𝗱𝗲𝗻𝘀𝗶𝘁𝗮' dell'atmosfera è pari solo all'1% dell'atmosfera della Terra.
➡️ L' 𝗲𝗻𝗲𝗿𝗴𝗶𝗮 𝘀𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲 che riceve il Pianeta Rosso durante le ore diurne è solo la metà di quella che riceve il nostro Pianeta e questa è una bella differenza per un elicottero a pannelli solari.
➡️ Durante le ore notturne, inoltre, la 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗲𝗿𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮 su Marte può scendere fino a -90°C, una temperatura non idonea per la componentistica elettrica.
Aspetti che sono stati tradotti in requisiti ingegneristici stringenti:
📌 Per essere ospitato a bordo di Perseverance, Ingenuity doveva essere 𝗽𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗼.
📌 Per volare nell'atmosfera marziana Ingenuity doveva essere 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲𝗿𝗼.
📌 Per sopravvivere alle temperature estreme Ingenuity doveva avere 𝗮𝗯𝗯𝗮𝘀𝘁𝗮 𝗲𝗻𝗲𝗿𝗴𝗶𝗮 per alimentate gli 𝘩𝘦𝘢𝘵𝘦𝘳𝘴 interni.
🚁 #MarsDrone è a tutti gli effetti un 𝗙𝗹𝗶𝗴𝗵𝘁 𝗧𝗲𝘀𝘁 𝘀𝗽𝗲𝗿𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲, una sfida ingegneristica che non mira a ottenere informazioni scientifiche, ma ha veramente l'obiettivo di dimostrare che siamo in grado di volare su Marte e dare così una svolta all'esplorazione spaziale!
🎯 Prima di iniziare la campagna di test, che durerà 30 giorni marziani, Ingenuity deve però attraversare step by step 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗳𝗶𝗱𝗮 𝗱𝗶𝗲𝘁𝗿𝗼 𝗹'𝗮𝗹𝘁𝗿𝗮.
💪🏻 Buona parte degli step è stata già superata con successo... Go Ingenuity Go facci sognare!
Credits: #NASA
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Quando immagini lo spazio, probabilmente pensi a un astronauta che fluttua in orbita o cammina sulla superficie lunare. Ma quello è solo la punta dell’iceberg. Dietro ogni missione ci sono migliaia di professionisti che non indosseranno mai una tuta spaziale, ma senza i quali nessuna missione potrebbe partire. Lo spazio è un sistema complesso che unisce, per nominarne alcune, scienza, tecnologia, diritto, economia e medicina. Non è un mondo per pochi. È un mondo che vive di interdisciplinarità. Il resto dell’articolo introduce alcune delle possibili carriere che è possibile intraprendere per chi sogna le stelle.

Negli ultimi anni, il nome ARTEMIS è diventato sempre più presente quando si parla di spazio. Spesso lo associamo a un obiettivo molto chiaro: tornare sulla Luna, ma fermarsi qui sarebbe riduttivo. ARTEMIS non è solo una missione, è un cambio di paradigma. È il passaggio da una fase di esplorazione a una nuova era: la costruzione e l’industrializzazione dello spazio.

Nel nostro universo, le stelle, i pianeti, noi stessi e tutto ciò che vediamo intorno a noi sono costituiti da particelle di materia . Oltre alla materia, sappiamo che esiste una controparte opposta, costituita da particelle con la stessa massa ma di carica opposta, chiamate antiparticelle o particelle di antimateria . L’elettrone negativo, ad esempio, ha una particella con carica positiva chiamata positrone. L'antimateria è al centro di uno dei più grandi misteri del cosmo e di uno dei più importanti problemi irrisolti della fisica contemporanea. L'attuale teoria del Big Bang, che descrive la nascita dell'Universo, ci dice che all'inizio avrebbero dovuto formarsi quantità uguali di materia e antimateria. Oggi, tuttavia, per qualche motivo sconosciuto, non c'è traccia di antimateria . Non sappiamo dove sia finita, né perché sia scomparsa, ma la risposta a questa domanda è profondamente legata al motivo per cui esistiamo.

Negli ultimi anni la chiusura di porzioni di spazio aereo è diventata uno dei problemi più delicati per l’aviazione civile. Due casi pesano più di tutti: l’ Ucraina , il cui spazio aereo è sostanzialmente fuori uso per il traffico civile dal 2022, e il Medio Oriente , dove le tensioni militari continuano a rendere instabili alcune delle rotte più importanti tra Europa, Asia e Golfo Persico. Quando vengono meno corridoi così strategici, il traffico non si ferma di colpo, ma si sposta, si comprime e si redistribuisce altrove. È proprio qui che si vede quanto il trasporto aereo moderno sia una rete globale, e non una semplice somma di voli indipendenti. Quando si dice che uno spazio aereo è chiuso, non significa sempre che nessun aereo possa più attraversarlo . In alcuni casi il divieto è totale, in altri riguarda solo certe quote, alcuni settori o periodi limitati. Le informazioni vengono diffuse tramite i NOTAM , cioè avvisi ufficiali rivolti agli operatori del volo. In Europa, il quadro generale è coordinato da EUROCONTROL , l’organizzazione intergovernativa che supporta la gestione del traffico aereo europeo, e in particolare dal suo Network Manager, cioè la struttura che sviluppa e gestisce la rete del traffico aereo in Europa e oltre, cercando di garantire un flusso sicuro e regolare anche quando una parte del sistema entra in crisi. In termini semplici, EUROCONTROL guarda l’insieme, mentre il Network Manager ne coordina il funzionamento operativo.

L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e la Rocket Lab si stanno preparando a compiere un passo importante verso il futuro della navigazione satellitare con il lancio di una coppia di satelliti sperimentali destinati ad aprire una nuova fase nello sviluppo dei sistemi di posizionamento globale. La missione, denominata Celeste , rappresenta uno dei progetti più innovativi dell’ESA nel campo dei servizi di navigazione . L’iniziativa prenderà ufficialmente il via con il lancio dei primi due satelliti dimostrativi, progettati per testare tecnologie che potrebbero dare origine a una nuova generazione di sistemi di posizionamento basati su satelliti in orbita bassa terrestre. Il lancio della missione, battezzato “ Daughter of the Stars ”, è previsto per il 24 marzo dal complesso di lancio situato nella penisola di Māhia, in Nuova Zelanda. A portare in orbita i satelliti sarà il razzo Electron , sviluppato e operato da Rocket Lab, una società specializzata in lanci di piccoli satelliti.

Quando pensiamo a un asteroide immaginiamo spesso un grande “sasso” compatto che vaga nello spazio. In realtà, il loro interno può essere molto diverso. È importante capire quale può essere la sua composizione ed è fondamentale analizzane il più possibile per poter ricostruire la storia del Sistema Solare e prevedere, per un futuro prossimo, come questi corpi reagiscono agli impatti.

Quando si parla di missioni spaziali, l’immaginario comune è fatto di lanci perfetti, manovre calcolate al millimetro e sonde che, dopo viaggi lunghissimi, raggiungono il loro obiettivo. In realtà, l’esplorazione spaziale è un’attività estremamente complessa, in cui l’errore è una possibilità concreta , anche quando tutto sembra essere stato pianificato nei minimi dettagli. Lo spazio non è un laboratorio controllato: è un ambiente ostile, distante e quasi impossibile da correggere una volta commesso un errore. Proprio per questo, alcuni dei più importanti progressi dell’ingegneria spaziale sono nati da missioni fallite , analizzate con rigore e trasparenza. Fallire nello spazio: una possibilità reale Ogni missione spaziale combina hardware, software, modelli matematici e decisioni umane. Anche un singolo errore può compromettere anni di lavoro e investimenti enormi. A differenza di altri settori tecnologici, nello spazio la possibilità di intervenire direttamente è remota . Sebbene esistano casi nella storia di manutenzione in orbita, ad oggi, queste richiedono spesso una missione specifica, altissimi costi e soluzioni ingegneristiche molto complesse. Anche sul lato software, sebbene aggiornamenti e modifiche siano possibili, spesso questi comportano giorni di inoperatività del satellite. Per questo motivo, gli errori non vengono considerati solo come insuccessi, ma come occasioni di apprendimento fondamentali: le così dette lessons learned .




