Storia delle stazioni spaziali

Simone Semeraro • 7 agosto 2025

La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) ci ha donato informazioni preziosissime sulla biologia e la fisica al di fuori dell’atmosfera ed in condizioni di microgravità, e continuerà a sorprenderci per almeno un altro lustro. Ma la ISS, caposaldo anche simboli di cooperazione internazionale, non è la prima stazione orbitale artificiale. Dalla corsa allo spazio, dopo l’arrivo sulla Luna, un passaggio fondamentale è stato sviluppare le conoscenze e le tecnologie che avrebbero facilitato l’accesso alle future missioni spaziali.

La prima stazione spaziale


Il programma “Salyut” (Saluto) fu il primo della storia. La USSR aveva previsto la costruzione di molteplici stazioni spaziali a scopo scientifico. Il Salyut-1 (DOS-1), nell’aprile del ’71 divenne la prima stazione spaziale orbitale. L’ultimo dei due equipaggi che la raggiunsero nel corso dei suoi sette mesi di operatività rimase vittima di un malfunzionamento di una valvola. Così, intorno alla Salyut si verificò il primo ed unico caso di decesso umano al di sopra della linea di Karman, la linea che convenzionalmente divide lo spazio dall’atmosfera, a 100 km sul livello del mare.

Dei nove lanci di cui il programma vantò, sette stazioni raggiunsero l’orbita. Inoltre, il programma civile fu anche utilizzato per mascherare il segretissimo progetto militare Almaz, con tre stazioni (OPS-1,2,3, sotto Salyut-2,3,5) atte allo spionaggio. Nonostante i suoi lati oscuri, Salyut segnò un punto di svolta, ed alla sua eredità si devono sia il suo successore, “Mir”, la prima stazione spaziale modulare, e “Zevda” e “Zarya”, due moduli fondamentali della ISS, l’ultimo derivante proprio da Almaz.

La prima stazione spaziale NASA


Tra Salyut 2 e 3, gli Stati Uniti lanciarono la loro prima stazione spaziale nel ’73, lo Skylab. Fino al 1979, la stazione è stata utilizzata per studiare la lunga permanenza umana nello spazio ed i fenomeni fisici che avvengono al di fuori dell’atmosfera. Essa fu ricavata da un terzo stadio del lanciatore Saturn V (S-IVB), reso famoso dal suo utilizzo nel programma Apollo. Utilizzando gli altri due stadi del medesimo vettore, NASA laciò Skylab dal Kennedy Space Center, con non pochi problemi: benchè raggiunse correttamente l’orbita designata, si scoprì che il distacco di una copertura causò la distruzione di un pannello solare e di un pannello atto a proteggere la stazione dai meteoriti e mantenerne la temperatura interna. Fortunatamente, i due lanci successivi riuscirono ad aggiustare tutti i danni, garantendo in tutto tre missioni, per una durata di 171 giorni di presenza umana a bordo.

La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e oltre


Poi fu la volta della ISS, nata dalla collaborazione e la fusione del progetto statunitense “Freedom”, del sovietico “Mir-2” e dell’europeo “Columbus MTFF”, fu lanciata verso la fine del 1998. Poco dopo, i progetti sperimentali di strutture gonfiabili della compagnia privata americana Bigelow Aerospace portarono alla messa in orbita di “Genesis I” e “Genesis II”, rispettivamente nel 2006 e nel 2007. L’ultima arrivata temporalmente è la cinese “Tiangong”, iniziato con il primo omonimo laboratorio spaziale nel 2011 e seguito da altri quattro lanci che hanno dato inizio alla costruzione della terza stazione spaziale modulare nel 2021 ed ultimata l’anno successivo.


Il futuro delle stazioni spaziali sembra essere destinato a garantire l’espansione dell’umanità al di fuori dei confini terrestri, innanzitutto mediante il turismo spaziale. Ciò che è certo, è che il presente si poggia sulle spalle dei giganti del nostro passato.

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