Peso, Equilibrio e Sicurezza: la Scienza Nascosta del Mass and Balance

Gabriele Dessena • 22 aprile 2026

Vi siete mai trovati a bordo di un aereo, cinture allacciate, borse in cappelliera, e all’improvviso il comandante annuncia che il volo non può partire perché l’aereo è troppo pesante? È esattamente quello che è accaduto l'11 aprile 2025 a Southend (il quinto aeroporto di Londra), in Inghilterra. Il volo easyJet EJU7008, diretto a Malaga, era già carico e pronto al decollo quando i calcoli di sicurezza pre-volo hanno rivelato un problema: il vento, orientato a circa 50° rispetto all'asse della pista, non offriva praticamente nessun vantaggio di vento frontale. Su una pista già relativamente corta come quella di Southend, appena 1.856 metri, quella combinazione era sufficiente a rendere il decollo fuori dai limiti di sicurezza. La soluzione è stata semplice nella forma ma scomoda nella sostanza: fare scendere cinque passeggeri volontari, alleggerendo l'aereo di quasi 600 kg, quel tanto che bastava per tornare entro i limiti operativi e decollare in sicurezza.


Un caso isolato? Tutt’altro. Un episodio analogo si è verificato nell’aprile 2025, quando cinque passeggeri hanno dovuto abbandonare volontariamente un volo easyJet in partenza da Southend verso Malaga per le stesse ragioni: peso eccessivo rispetto alle condizioni operative della pista. E basta guardare a Firenze per capire che certi aeroporti mettono le compagnie aeree di fronte a sfide quotidiane di peso e bilanciamento. L’aeroporto di Firenze ha una pista di soli 5.118 piedi (circa 1.560 m) e le restrizioni operative ne fanno uno degli scali più difficili d’Europa. Quando nel 2023 British Airways ha lanciato un collegamento giornaliero tra Londra Heathrow e Firenze con un Airbus A320neo, i problemi non hanno tardato ad arrivare: per un’intera settimana il volo non ha operato come programmato nemmeno una volta, con diversioni sistematiche su Pisa, cancellazioni e passeggeri instradati in autobus. Il motivo, in tutti questi casi, è sempre lo stesso. Ma come funziona davvero questa “matematica del peso”?



Quando si parla di limiti di peso in aeronautica, il concetto fondamentale è il Maximum Takeoff Weight (MTOW): il peso massimo certificato oltre il quale un aereo non può tentare il decollo in condizioni standard. Per un Airbus A320 l’MTOW è di circa 78,000 kg; per un Boeing 777-300ER si arriva fino a 352,400 kg. Superare questo limite non è una questione di burocrazia: è un rischio strutturale e aerodinamico concreto. Ma c’è un aspetto ancora più sottile, spesso meno compreso: non conta solo quanto pesa l’aereo, ma soprattutto dove è concentrato quel peso.


Questo punto è determinato dal Centro di Gravità (Center of Gravity, CG): il punto immaginario attorno al quale la massa totale dell’aeromobile risulta bilanciata. Il CG deve ricadere all’interno di un intervallo ben preciso, chiamato inviluppo del CG, definito per ogni tipo di aeromobile. Se il baricentro è troppo avanzato (forward CG), l’aereo diventa eccessivamente stabile, i comandi si appesantiscono e il consumo di carburante aumenta. All’opposto, con un CG troppo arretrato (aft CG), l’aereo diventa instabile: la prua tende a cabrare incontrollatamente e, nei casi estremi, recuperare il controllo può diventare impossibile. È per questo che la posizione del carico in stiva, dei passeggeri in cabina e persino del carburante nei serbatoi non è mai lasciata al caso.



Prima che un aereo si stacchi da terra, una catena precisa di calcoli e responsabilità ha già definito nel dettaglio la distribuzione di ogni chilogrammo a bordo. Il documento cardine è il Loadsheet (foglio di carico): un documento operativo che riassume il peso reale e il CG dell’aeromobile per quel volo. Compilato dall’agente di rampa o dal Loadmaster ( figura professionale dedicata alla gestione del carico, presente soprattutto su voli cargo o lungo raggio) il Loadsheet deve essere firmato dal comandante prima del decollo.


Si parte dall’Operating Empty Weight (OEW): il peso dell’aereo vuoto con equipaggio e attrezzature, ma senza passeggeri, bagagli e carburante. A questo si aggiunge il Payload (carico pagante): i passeggeri, calcolati con pesi standard, tipicamente 84 kg per adulto secondo le linee guida EASA, i bagagli in stiva e l’eventuale cargo. Si aggiunge poi il carburante e si ottiene il Takeoff Weight reale, da non superare rispetto all’MTOW. Parallelamente, si verifica che il CG risultante ricada nell’inviluppo consentito. La distribuzione dei bagagli tra stiva anteriore (forward hold) e posteriore (aft hold) viene ottimizzata per raggiungere la posizione di CG ideale: un CG leggermente arretrato riduce la resistenza aerodinamica e abbassa il consumo di carburante, con effetti economici tutt’altro che trascurabili su scala flottiglia.



Anche rispettando l’MTOW teorico, ci sono situazioni in cui quella stessa massa non può essere portata in volo in sicurezza. Il motivo sta in tre fattori che si combinano in modo spesso imprevedibile: la lunghezza della pista, l’altitudine dell’aeroporto e la temperatura esterna. La pista disponibile per il decollo, tecnicamente TORA, Takeoff Run Available, determina quanta distanza ha l’aereo per accelerare fino alla velocità di rotazione. Più l’aereo è pesante, più questa distanza deve essere lunga. Quando la pista è corta, come a Firenze (circa 1.560 m) o a Southend (1.856 m), il margine si riduce drasticamente.


Entra poi in gioco l’altitudine: gli aeroporti ad alta quota hanno aria più rarefatta, che genera meno portanza e riduce la spinta dei motori. Questo effetto, misurato tramite la Density Altitude, può rendere un aereo “operativamente” a quote ben più elevate di quelle fisiche. Lo stesso accade con la temperatura: in una giornata calda l’aria è meno densa. È il fenomeno noto come Hot and High, la combinazione più temuta dai piloti durante i calcoli di performance. In queste condizioni la soluzione operativa è quasi sempre una sola: ridurre il peso. Passeggeri che scendono, bagagli lasciati a terra. Non capricci della compagnia, ma fisica applicata alla sicurezza.


Per scoprire invece come la direzione del vento influisce sulle performance di decollo, vi rimandiamo al nostro articolo: Controvento verso il cielo: il segreto del decollo e atterraggio degli aerei.



Il Mass and Balance non è soltanto un esercizio ingegneristico astratto: è il punto in cui le leggi della fisica si incontrano con le esigenze dell’economia aziendale e, soprattutto, con i margini di sicurezza assoluti che l’aviazione non può mai permettersi di comprimere. Per una compagnia aerea, ogni passeggero a bordo e ogni bagaglio in stiva rappresenta ricavo. Ottimizzare il carico al massimo è una necessità economica fondamentale. Allo stesso tempo, volare vicino ai limiti senza mai superarli richiede pianificazione meticolosa, strumenti di calcolo sofisticati e procedure certificate che non lasciano spazio all’improvvisazione.


Quando un comandante chiede a 19 passeggeri di scendere a Lanzarote, o quando British Airways devia un volo su Pisa invece di atterrare a Firenze, non si tratta di un fallimento del sistema: è esattamente il sistema che funziona come deve. Come spesso accade nell’aviazione moderna, quello che ai passeggeri appare come un inconveniente inspiegabile è, in realtà, la prova silenziosa che dietro ogni volo c’è una catena di professionalità e rigore tecnico che non smette mai di lavorare.


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