Come andremo sulla Luna?
Marilisa Pischedda • 26 febbraio 2022

La missione ARTEMIS prevede di riportare l’uomo sulla Luna, questa volta però non sarà una breve missione dal primato "piantabandiera", ma la consistente pianificazione di una serie di missioni che porteranno diversi astronauti sul nostro satellite naturale, con l’obiettivo di abitarlo e testare le tecnologie per un habitat extraterrestre su un corpo celeste. La missione ARTEMIS pone quindi le basi per prepararsi alla meta veramente ambita: Marte.
𝐌𝐚 𝐢𝐧 𝐜𝐡𝐞 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐮𝐨𝐦𝐢𝐧𝐢 𝐞 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝐚𝐧𝐝𝐫𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐋𝐮𝐧𝐚? 𝐒𝐋𝐒
𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐒𝐩𝐚𝐜𝐞 𝐋𝐚𝐮𝐧𝐜𝐡 𝐒𝐲𝐬𝐭𝐞𝐦, 𝐢𝐥 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐥𝐚𝐧𝐜𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐍𝐀𝐒𝐀 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞 𝐦𝐢𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐀𝐫𝐭𝐞𝐦𝐢𝐬.
Il lanciatore SLS si presenta come un ibrido derivato dal Saturn V, il razzo vettore che portò l'uomo per la prima volta sulla Luna con la missione Apollo 11 e lo Space Shuttle, vettore icona per astronauti che ha segnato un'epoca.
Come il primo, infatti, anche l'SLS ospita la capsula Orion dell'equipaggio nello stadio superiore, contrariamente allo Space Shuttle che era dotato di un Orbiter separato dal sistema propulsivo di lancio.
Tuttavia, lo Space Launch System non ha una configurazione
di stadi totalmente in serie, bensì ibrida, con lo stadio principale centrale per il propellente liquido e i due booster laterali di propellente solido che tanto ricordano lo Space Shuttle.
Si tratta di un vettore di ben 98 m di altezza, contro i 110 m dell'imponente Saturn V e i 56 m dello Space Shuttle che, progettato per l'orbita bassa, necessitava di meno propellente.
In realtà il programma Artemis prevede una serie di missioni, a partire dalla primavera del 2022, con payload diversi
ed esigenze diverse, pertanto esisteranno più versioni dello stesso SLS, non a caso definito sistema di lancio: la prima configurazione, chiamata Block 1, è in grado di raggiungere poco meno di 39430 km/h e di inviare più di 26 tonnellate in orbita lunare. Il vettore sarà alimentato da due potenti razzi a cinque segmenti (i booster laterali) e quattro motori a propellente liquido (i motori RS-25 dello stadio principale).
Picture images: NASA
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Il 5 settembre 2026 segna rappresenta l’inizio di un nuovo capitolo per l’Europa, perché Isar Aerospace ha effettuato il primo lancio della storia dall’Europa continentale. Partito dallo Spazioporto di Andøya in Norvegia (di cui abbiamo parlato in un articolo dedicato) alle 22:18 ora locale, il lanciatore Spectrum è riuscito nell’impresa al suo secondo lancio, portando in orbita sei satelliti di natura commerciale ed educativa.

La NASA e SpaceX si preparano ad inviare la missione Crew-13 verso la Stazione Spaziale Internazionale; il lancio, inizialmente previsto per il 12 settembre, è a data da destinarsi a causa di un guasto alla navetta Crew Dragon di SpaceX che ospiterà gli astronauti a bordo. Crew-13 è la tredicesima missione di rotazione dell’equipaggio di SpaceX per la NASA nell’ambito del Commercial Crew Program della NASA.

Il 30 agosto 2026 è stato lanciato il Nancy Grace Roman Space Telescope, il nuovo grande osservatorio spaziale della NASA. Il telescopio è partito alle 7:26 del mattino, ora locale della Florida, a bordo di un razzo SpaceX Falcon Heavy dal Launch Complex 39A del Kennedy Space Center. Dopo il lancio, Roman ha iniziato il viaggio verso la sua destinazione operativa, a circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra.

Il 26 agosto scorso le agenzie di stampa hanno riportato la notizia di un piccolo elicottero precipitato in valle Antrona, in Piemonte, dopo aver urtato i cavi di una funivia ( ANSA ). Leggendo qualche riga più sotto, però, si scopre che il mezzo non era un elicottero, bensì un “ autogiro ” (in inglese autogyro o gyroplane ): un velivolo con un rotore che gira liberamente sopra la cabina senza essere collegato al motore. La confusione è comprensibile, ma la differenza è sostanziale e ha una storia lunga più di un secolo. Nel 2026 ricorrono infatti cento anni dalla fondazione, in Inghilterra, della Cierva Autogiro Company , l'azienda con cui un ingegnere spagnolo di Murcia, Juan de la Cierva , portò in produzione la prima macchina ad ala rotante realmente funzionante della storia. Ma che cos'è esattamente un autogiro, come fa a volare con un rotore privo di motore e perché lo consideriamo l'antenato diretto dell'elicottero?

Per secoli gli asteroidi sono stati poco più che punti luminosi nel cielo, oggetti misteriosi e lontani. Eppure, già nell’Ottocento, la fantasia umana aveva iniziato a immaginare viaggi verso questi piccoli mondi. Nel 1839 comparvero a Londra, anonimamente, due racconti dedicati a Ceres , allora appena scoperto: testimonianze precoci di un interesse che, oltre un secolo dopo, sarebbe diventato una vera attività scientifica.

L’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, ha annunciato che il 15 settembre 2026 è previsto il lancio di Sentinel-3C , un nuovo satellite europeo destinato a osservare e studiare la Terra dallo spazio. Sentinel-3C partirà dallo Spazioporto europeo di Kourou , che si trova nella Guyana francese , in Sud America. Il satellite sarà trasportato nello spazio da un Vega-C , un lanciatore europeo progettato per mettere in orbita diversi tipi di satelliti.

Quando il telescopio spaziale James Webb ha iniziato le sue osservazioni nel 2022, gli astronomi si aspettavano di individuare galassie giovani e poco luminose a distanze molto grandi, in modo da poter guardare indietro nel tempo, ovvero fino a circa 13 miliardi di anni fa, quando l’universo aveva solo poche centinaia di milioni di anni. Tra le sorgenti lontane, tuttavia, emerse una popolazione inaspettata di oggetti estremamente compatti : piccoli punti rossastri molto più luminosi del previsto, che nel 2023 furono denominati “ Little Red Dots ”. Le loro dimensioni, di appena poche centinaia di anni luce, sono minuscole se paragonate, ad esempio, a quelle della Via Lattea, che ha un diametro di circa 100.000 anni luce.

Durante le vacanze estive il tempo dei bambini si dilata. La scuola è terminata, le attività abituali diminuiscono e, tra il caldo e gli impegni degli adulti, tablet, smartphone e videogiochi possono diventare la soluzione più immediata per riempire le giornate. La tecnologia , però, non è necessariamente una nemica: può diventare una risorsa educativa attraverso giochi di logica, applicazioni creative, coding, audiolibri e visite virtuali. La scelta deve essere accurata, adeguata all’età e orientata a stimolare curiosità, linguaggio e capacità di risolvere problemi, evitando contenuti passivi, pubblicità invasive e una navigazione libera in internet. La presenza dell’adulto resta fondamentale. Non basta consegnare un dispositivo: occorre osservare come il bambino o la bambina lo utilizza , verificare che sappia rispettare i confini e intervenire quando necessario. Alcune attività possono essere condivise, così che la tecnologia diventi anche occasione di dialogo e scoperta, e non un modo per lasciare il bambino “parcheggiato” davanti allo schermo per ore. Anche il tempo digitale ha bisogno di limiti chiari. Stabilire prima la durata, utilizzare un timer e concordare semplici regole aiuta a rendere il confine comprensibile e coerente, evitando che lo spegnimento arrivi come una punizione improvvisa. Accanto al digitale deve restare spazio per il corpo , i sensi e l’esperienza reale. Un bosco, il mare, la montagna o un parco possono diventare laboratori STEM a cielo aperto: osservare insetti e conchiglie, riconoscere forme e colori, misurare ombre, raccogliere foglie, costruire con sabbia e pietre, fotografare ciò che incuriosisce e cercarne poi insieme il significato. L’obiettivo non è riempire ogni minuto, ma creare equilibrio: un tempo per la tecnologia , uno per il movimento , uno per le relazioni e anche uno per la noia , dalla quale spesso nascono immaginazione e creatività. L’estate può così diventare un’occasione educativa preziosa: meno consumo passivo, più esplorazione; meno solitudine digitale, più presenza adulta.

Un approccio simile non era mai stato tentato! Il 5 luglio 2026, la sonda Hayabusa 2 ha sorvolato l’asteroide Torifune a solo un chilometro dalla superficie. L’operazione ha prodotto delle immagini mozzafiato di un asteroide dalla forma particolare: due agglomerati connessi. Alcuni esperti si ritenevano scettici proprio a causa della geometria del corpo celeste, il quale genera un campo gravitazionale molto diverso e più difficile da modellare rispetto ai corpi quasi sferici. Infatti, le complicazioni principali delle missioni riguardanti gli asteroidi riguardano le fasi di avvicinamento ad oggetti dalle forme molto irregolari, richiedendo tecniche di navigazione avanzata . Il gruppo dell’ agenzia spaziale giapponese JAXA , nonostante ciò, è riuscito nell’impresa, passando vicino a Torifune a diversi chilometri al secondo, velocità per la quale il satellite non era stato originariamente progettato.

C’è una scena in Wall ‑ E che molti ricordano: la Terra non è solo colma di rifiuti sulla sua superficie, ma si vede anche avvolta da una “cintura” di rifiuti spaziali, e quando la navicella di EVE lascia il pianeta deve attraversare una nube di detriti orbitanti. È un’immagine potente, quasi distopica, eppure, per quanto esagerata, non è così lontana dalla realtà. Attorno alla Terra orbitano milioni di oggetti. Alcuni sono minuscoli come granelli di polvere, altri grandi come un autobus. Tutti hanno una cosa in comune: si muovono a velocità tali da trasformarli in proiettili invisibili . Ed è proprio questo a rendere lo spazio vicino alla Terra, tra le altre cose, molto più pericoloso di quanto sembri.

