I sistemi di sicurezza della cabina di pilotaggio

Gabriele Dessena • 22 ottobre 2026

Il 30 settembre 2026 il volo Flydubai FZ1073 ha rischiato di trasformarsi in una tragedia. Si trattava di un Boeing 737 MAX 8 diretto da Dubai a Tel Aviv con 180 persone a bordo. Secondo le autorità degli Emirati Arabi Uniti, il primo ufficiale ha colpito il comandante con l’ascia di emergenza custodita in cabina di pilotaggio. In meno di un minuto l’aereo è sceso da circa 34.000 a 17.000 piedi. Il comandante, gravemente ferito, è riuscito comunque ad aprire la porta della cabina. Così alcuni passeggeri hanno immobilizzato l’aggressore. Due piloti della compagnia in deadheading (ovvero in trasferimento per il volo di ritorno) hanno poi portato l’aereo in sicurezza a Tabuk (Arabia Saudita). Il caso riapre una domanda che l’aviazione si pone da oltre vent’anni: come si protegge la cabina di pilotaggio quando la minaccia può arrivare sia da fuori che da dentro?



Per capire perché la porta sia al centro del problema bisogna tornare all’11 settembre 2001. Fino ad allora le porte della cabina erano leggere (o vere e proprie tende) e la dottrina antidirottamento chiedeva agli equipaggi di collaborare con i dirottatori. Quel giorno quattro aerei furono dirottati per essere usati come armi e i terroristi raggiunsero i comandi senza incontrare grossi ostacoli. Nel gennaio 2002 la Federal Aviation Administration (FAA – Ente dell’Aviazione Civile Statunitense) impose il rinforzo immediato delle porte e fissò all’aprile 2003 il termine per installarne di nuova concezione. Dal 1° novembre 2003 l’Organizzazione dell’Aviazione Civile Internazionale (ICAO) ha esteso l’obbligo a livello mondiale. Le porte devono resistere a colpi d’arma da fuoco leggera, a schegge di granata e a tentativi di sfondamento. L’obbligo riguarda gli aerei passeggeri con massa massima certificata al decollo superiore a 45.500 kg o con più di 60 posti. Inoltre la porta deve poter essere bloccata e sbloccata da entrambe le postazioni dei piloti.



Dall’esterno, un membro dell’equipaggio chiede l’accesso tramite un tastierino numerico (keypad). In caso di emergenza può digitare un codice che sblocca la porta dopo un ritardo programmato, di norma 30 secondi sugli Airbus della famiglia A320. Durante l’attesa i piloti vedono chi è alla porta tramite una telecamera e possono negare l’accesso con un selettore. In posizione LOCK il selettore blocca la porta e disabilita il tastierino per un tempo preimpostato, di solito cinque minuti. Questo meccanismo, pensato contro un dirottatore in cabina passeggeri, ha mostrato il suo tallone d’Achille il 24 marzo 2015. Quel giorno il copilota dell’Airbus A320 del volo Germanwings 9525, da Barcellona a Düsseldorf, approfittò di un’uscita del comandante per chiudersi dentro. Impostò poi il pilota automatico per scendere fino a 100 piedi. L’aereo si schiantò a Prads-Haute-Bléone (Alpi dell’Alta Provenza, Francia), uccidendo tutte le 150 persone a bordo. Il comandante tentò invano di sfondare la porta, costruita proprio per resistere a un tentativo del genere.



La risposta europea fu immediata. Il 27 marzo 2015 l’Agenzia dell’Unione Europea per la Sicurezza Aerea (EASA) raccomandò di avere sempre due persone in cabina, la cosiddetta regola dei due. Nel 2016 la raccomandazione fu ridimensionata e la scelta venne affidata alla valutazione del rischio di ciascuna compagnia. Il 18 maggio 2026, con il bollettino SIB 2016-09R1, l’EASA ha di nuovo indicato la doppia presenza come approccio preferito. Il volo FZ1073 mostra però i limiti anche di questa misura. Infatti entrambi i piloti erano ai loro posti, e l’arma era un attrezzo obbligatorio a bordo, previsto per raggiungere un incendio dietro i pannelli. Contro la minaccia interna (insider threat) le barriere fisiche servono a poco. Contano invece la selezione, i controlli sui precedenti e la verifica continua dell’idoneità dei piloti. Secondo il Wall Street Journal, nel 2024 il copilota era stato sospeso dal volo da Oman Air per le sue posizioni estremiste, ma l’informazione non era mai arrivata a Flydubai.



Esiste poi un terzo scenario, meno noto ma quotidiano: la porta aperta in volo. I piloti escono per andare in bagno, ricevono i pasti o si danno il cambio nei voli lunghi. In quei secondi la cabina di pilotaggio è esposta. Per chiudere questa falla, la sezione 336 del FAA Reauthorization Act del 2018 ha imposto una barriera secondaria fissa (Installed Physical Secondary Barrier, IPSB). La FAA ha firmato la norma definitiva il 14 giugno 2023. Dal 25 agosto 2025 gli operatori di linea statunitensi devono installarla sugli aerei passeggeri di categoria di trasporto costruiti dopo quella data. In genere si tratta di un cancello pieghevole, in rete o a cavi, che si chiude tra la cucina anteriore e la cabina passeggeri. Va disteso prima di aprire la porta e deve rallentare un aggressore quanto basta perché la porta venga richiusa e bloccata. La FAA ha stimato un costo di circa 35.000 dollari per aereo. Gli aerei già in servizio non sono obbligati all’adeguamento; Cosa che invece viene chiesta dai sindacati dei piloti.



La sicurezza della cabina di pilotaggio è quindi un sistema a strati, e ogni strato copre una minaccia diversa. La porta blindata ferma chi arriva dalla cabina passeggeri e la barriera secondaria protegge i momenti in cui la porta è aperta. La regola dei due e la selezione dei piloti mirano invece al pericolo interno. Ogni barriera, però, ha un prezzo. La stessa porta che tiene fuori un dirottatore può tenere fuori un comandante, come sul volo Germanwings 9525, o chi deve intervenire, come ha rischiato di accadere sul volo FZ1073. Per questo le barriere fisiche non bastano senza controlli più rigorosi su chi siede ai comandi, a partire dalla condivisione delle informazioni tra compagnie aeree.


Condividi

Autore: Benedetta Facini • 20 ottobre 2026
La NASA ha annunciato i membri della missione SpaceX Crew-14 , che volerà verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) non prima della primavera del 2027, a bordo di una navetta Crew Dragon di SpaceX. La missione rappresenta la quattordicesima rotazione commerciale di un equipaggio verso la stazione spaziale del programma di trasporto della NASA in collaborazione con SpaceX. L'equipaggio prenderà parte a una spedizione di lunga durata a bordo del laboratorio orbitante. Durante la permanenza sulla ISS, i membri della missione condurranno esperimenti scientifici, attività di manutenzione e dimostrazioni tecnologiche, contribuendo allo sviluppo delle conoscenze necessarie per le future missioni di esplorazione della Luna e di Marte.
Autore: Giovanni Garofalo • 13 ottobre 2026
Gli asteroidi sono tra i corpi più antichi del Sistema Solare e conservano informazioni preziose sulle origini e sull’evoluzione dei pianeti. Oggi, tuttavia, il loro interesse non è soltanto scientifico: alcuni potrebbero rappresentare una risorsa per le future missioni spaziali, mentre altri costituiscono una potenziale minaccia per la Terra.
Autore: Lorenzo Esposito • 8 ottobre 2026
Immagina di costruire un oggetto destinato a lavorare nello spazio per dieci o quindici anni. Deve resistere al vuoto, alle radiazioni, alle vibrazioni al lancio, agli sbalzi di temperatura e perfino a impatti con micrometeoriti e piccoli detriti orbitanti. Poi, però, arriva una richiesta apparentemente assurda: quando la sua missione sarà compiuta, quel satellite dovrà distruggersi quasi completamente . Non esplodendo come nei film, senza lasciare pezzi vaganti in orbita e, possibilmente, senza far cadere componenti pesanti e pericolosi su aree abitate della Terra. Dovrà rientrare nell’atmosfera e bruciare in modo prevedibile, sicuro e pulito. È questa l’idea dietro al Design for Demise , letteralmente “progettazione per la disintegrazione”: una filosofia ingegneristica secondo cui un satellite non viene pensato solo per funzionare nello spazio, ma anche per terminare la propria vita nel modo meno pericoloso e più controllato possibile.
Autore: Elisa Goffo • 24 settembre 2026
Sulla fine dell’Universo esistono diverse teorie e possibilità: potrebbe continuare a espandersi per sempre, diventando lentamente sempre più freddo e buio, nello scenario chiamato Big Chill ; oppure l’espansione potrebbe invertirsi, portando a un Big Crunch ; o diventare così intensa da separare progressivamente anche le strutture che compongono la materia, nel cosiddetto Big Rip .
Autore: Daniela Giannoccaro • 22 settembre 2026
«Non ci riesco!» Quante volte un bambino pronuncia questa frase davanti a una costruzione che cade, a un esercizio che non torna, a un oggetto che non funziona come aveva immaginato? E quante volte noi adulti, quasi automaticamente, interveniamo? Sistemiamo, suggeriamo, mostriamo la soluzione. Lo facciamo per aiutarlo, naturalmente. Ma proprio in quel momento potremmo sottrargli un'esperienza preziosa: la possibilità di cercare da solo una strada diversa. È anche qui che possiamo comprendere il valore educativo delle abilità STEM. STEM è l'acronimo di Science, Technology, Engineering and Mathematics, ma educare alle STEM non significa semplicemente avvicinare bambini e ragazzi alla scienza, alla matematica o alla tecnologia. Significa soprattutto allenare un modo di pensare: osservare, fare domande, formulare ipotesi, sperimentare, sbagliare, modificare una strategia e provare ancora. Competenze utili nello studio, certamente. Ma soprattutto nella vita. 1. Problem solving : «Come potresti risolvere?» Un bambino sta costruendo una torre. Arriva quasi alla fine e la torre cade. Potremmo mostrargli immediatamente come rendere più stabile la base. Oppure potremmo domandargli: «Secondo te, perché è caduta?» Questa semplice domanda cambia completamente il ruolo dell'adulto. Non siamo più quelli che forniscono la soluzione, ma quelli che aiutano il bambino a cercarla. Il problem solving nasce proprio da qui: riconoscere un problema, immaginare possibili soluzioni, provarne una e verificare cosa accade. 2 . Pensiero critico : «Come fai a saperlo?» I bambini fanno continuamente affermazioni, collegamenti e ipotesi attraverso una fervida immaginazione… «Succederà sicuramente così.» «Questo è più pesante.» «Se faccio questo, allora succede quello.» Invece di confermare o correggere immediatamente possiamo chiedere: «Come fai a saperlo?» «Come potremmo verificarlo?» Li aiutiamo così a distinguere ciò che pensano da ciò che possono osservare, verificare e argomentare. Il pensiero critico non consiste nell'insegnare ai bambini cosa pensare, ma nell'aiutarli a costruire strumenti per interrogarsi su ciò che pensano. 3. Creatività : «E se provassimo in un altro modo?» STEM e creatività non sono affatto mondi separati. Quando una soluzione non funziona, serve immaginarne un'altra. Costruire un ponte con pochi materiali, trovare un modo diverso per trasportare dell'acqua, inventare una struttura che regga un peso: ogni piccolo problema può avere più di una risposta. Lasciare spazio a soluzioni diverse da quelle che avremmo scelto noi significa comunicare al bambino: «La tua idea merita di essere sperimentata.» 4. Collaborazione : «Proviamo a pensarci insieme» Molte attività STEM richiedono confronto, divisione dei compiti, ascolto delle idee altrui e capacità di modificare la propria proposta. Ecco perché diventano anche un esercizio relazionale. Un bambino può avere una buona idea e scoprire che quella di un compagno completa la sua. Impara così che collaborare non significa rinunciare alla propria soluzione, ma comprendere che insieme possiamo vedere possibilità che da soli non avevamo immaginato. 5. Perseveranza : l'errore che insegna Forse è questa una delle competenze più importanti. Un esperimento non riesce. Una costruzione crolla. Il risultato non è quello previsto. L'errore, nell'approccio STEM, non rappresenta necessariamente la fine del percorso. Può diventare una nuova informazione. Cosa non ha funzionato? Cosa possiamo cambiare? Cosa abbiamo scoperto grazie a questo tentativo? Il bambino impara progressivamente che sbagliare non significa necessariamente «non sono capace», ma può significare semplicemente: «Questa strada non ha funzionato. Posso cercarne un'altra.» Ed è qui che le abilità STEM incontrano profondamente l'educazione. Il ruolo dell'adulto: meno risposte, più domande Forse la sfida più difficile riguarda proprio noi adulti. Quando un bambino è in difficoltà, intervenire è spesso più veloce. Risolvere al suo posto evita frustrazione, attese e qualche volta anche un po' di disordine. Educare all'autonomia significa anche riuscire a rimanere accanto senza sostituirsi. Perché educare alle STEM non significa soltanto preparare bambini e ragazzi alle professioni del futuro. Significa aiutarli a diventare persone capaci di osservare un problema senza sentirsi immediatamente sconfitti, fare domande, cercare alternative, confrontarsi con gli altri e riprovare. Dal “non ci riesco”, imparare a chiedersi: “Cos'altro posso provare?”
Autore: Simone Semeraro • 16 settembre 2026
Il 5 settembre 2026 segna rappresenta l’inizio di un nuovo capitolo per l’Europa, perché Isar Aerospace ha effettuato il primo lancio della storia dall’Europa continentale. Partito dallo Spazioporto di Andøya in Norvegia (di cui abbiamo parlato in un articolo dedicato) alle 22:18 ora locale, il lanciatore Spectrum è riuscito nell’impresa al suo secondo lancio, portando in orbita sei satelliti di natura commerciale ed educativa.
Autore: Benedetta Facini • 10 settembre 2026
La NASA e SpaceX si preparano ad inviare la missione Crew-13 verso la Stazione Spaziale Internazionale; il lancio, inizialmente previsto per il 12 settembre, è a data da destinarsi a causa di un guasto alla navetta Crew Dragon di SpaceX che ospiterà gli astronauti a bordo. Crew-13 è la tredicesima missione di rotazione dell’equipaggio di SpaceX per la NASA nell’ambito del Commercial Crew Program della NASA.
Autore: Liliana Balotti • 7 settembre 2026
Il 30 agosto 2026 è stato lanciato il Nancy Grace Roman Space Telescope, il nuovo grande osservatorio spaziale della NASA. Il telescopio è partito alle 7:26 del mattino, ora locale della Florida, a bordo di un razzo SpaceX Falcon Heavy dal Launch Complex 39A del Kennedy Space Center. Dopo il lancio, Roman ha iniziato il viaggio verso la sua destinazione operativa, a circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra.
Autore: Gabriele Dessena • 2 settembre 2026
Il 26 agosto scorso le agenzie di stampa hanno riportato la notizia di un piccolo elicottero precipitato in valle Antrona, in Piemonte, dopo aver urtato i cavi di una funivia ( ANSA ). Leggendo qualche riga più sotto, però, si scopre che il mezzo non era un elicottero, bensì un “ autogiro ” (in inglese autogyro o gyroplane ): un velivolo con un rotore che gira liberamente sopra la cabina senza essere collegato al motore. La confusione è comprensibile, ma la differenza è sostanziale e ha una storia lunga più di un secolo. Nel 2026 ricorrono infatti cento anni dalla fondazione, in Inghilterra, della Cierva Autogiro Company , l'azienda con cui un ingegnere spagnolo di Murcia, Juan de la Cierva , portò in produzione la prima macchina ad ala rotante realmente funzionante della storia. Ma che cos'è esattamente un autogiro, come fa a volare con un rotore privo di motore e perché lo consideriamo l'antenato diretto dell'elicottero?
Autore: Giovanni Garofalo • 28 agosto 2026
Per secoli gli asteroidi sono stati poco più che punti luminosi nel cielo, oggetti misteriosi e lontani. Eppure, già nell’Ottocento, la fantasia umana aveva iniziato a immaginare viaggi verso questi piccoli mondi. Nel 1839 comparvero a Londra, anonimamente, due racconti dedicati a Ceres , allora appena scoperto: testimonianze precoci di un interesse che, oltre un secolo dopo, sarebbe diventato una vera attività scientifica.
Show More